L’allarme dell’UE: i mari europei sono in pessima forma

E’ preoccupante lo stato di salute in cui si trovano oggi gli ecosistemi marini dell’Europa, soffocati dalla crescente pressione dei trasporti, della pesca, dell’energia offshore e del turismo

L’allarme dell’UE: i mari europei sono in pessima forma

 

(Rinnovabili.it) – Preoccupante il quadro dei mari europei presentato oggi da Bruxelles. A sei anni dall’adozione della direttiva quadro “Strategia per l’ambiente marino”, la Commissione Europea  ha presentato un’approfondita analisi dello stato di salute delle acque marine ed oceaniche lanciando un messaggio chiaro: “i mari e gli oceani sono in gravi condizioni”. 

Si tratta di sistemi necessari  – ha commentato il Commissario per l’ambiente Janez Potočnik – e dobbiamo pertanto trovare un equilibrio. Ciò significa trovare dei modi per sfruttare al massimo il loro potenziale economico, senza aumentare la pressione su un ambiente già fragile”. Il rapporto riassume le relazione degli Stati Membri sullo stato delle loro acque marine, su ciò che essi considerano “buono stato ecologico”, e gli obiettivi che si sono posti. Ma nonostante l’aumento dei dati e delle informazioni a disposizione, la maggior parte degli indicatori dello stato di salute risultano fissi sul rosso, con ben l’88% delle riserve ittiche minacciate nel Mediterraneo e nel Mar Nero.

 

La pubblicazione, curata dall’Agenzia dell’Ambiente Europea (AEA), ha evidenziato il crescente impatto cumulativo di settori industriali come i trasporti, la pesca, l’energia offshore e il turismo sugli ecosistemi marini, realtà fragili che rischiano oggi di essere danneggiate in maniera irreversibile. “La ricca vita marina rappresenta un bene incredibile. Ma dobbiamo fare in modo che questa risorsa sia utilizzata in modo sostenibile, senza superare i limiti di ciò che gli ecosistemi possono fornire”, ha spiegato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA. “Il modo attuale usiamo il mare rischia di degradare irreversibilmente molti di questi ecosistemi”.

 

Circa due quinti della popolazione europea vive attualmente in una zona costiera, e 23 dei 28 Stati membri possiedono uno sbocco sul mare o sull’oceano. Ecco perché, secondo l’esecutivo UE, è necessario che le nazioni compiano urgentemente gli sforzi necessari per tutelare questo patrimonio e cooperare, affinché l’ambiente marino raggiunga un buono stato entro il 2020. Sono diversi infatti i problemi a cui stanno andando incontro questi delicati ecosistemi, primo fra tutti la comparsa di zone morte prive di ossigeno nel Baltico e nel Mar Nero causate dalla progressiva eutrofizzazione, o la distruzione dei fondali nel Mare del Nord legata alla pesca a strascico.