Artico: quanto pesano le emissioni antropiche sullo scioglimento dei ghiacci?

I fattori umani pesano per il 50-70% sulla riduzione della calotta artica. Il rimanente è da imputare alla variabilità naturale del clima artico. Ma la tendenza, nel lungo periodo, non cambia

Artico: quanto pesano le emissioni antropiche sullo scioglimento dei ghiacci?

 

(Rinnovabili.it) – Dopo aver toccato un nuovo record negativo a febbraio, l’estensione del ghiaccio artico continua a diminuire e potrebbe attestarsi sui valori del 2015 e del 2016, tra i più bassi di sempre. Una tendenza costante negli ultimi 10 anni, con circa 1 milione di kmq di coltre ghiacciata in meno rispetto alla media. Le principali agenzie che monitorano il clima del Polo Nord hanno ripetutamente sottolineato il ruolo giocato dal riscaldamento globale di origine antropica. Finalmente uno studio ha stabilito con buon grado di certezza quanto i cambiamenti climatici dell’Artico dipendono da variazioni naturali del clima, e quanto invece sono da imputare all’azione dell’uomo.

 

L'Artico non ghiaccia più: a gennaio il peggior risultato di sempreSecondo la ricerca, appena pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, le variazioni naturali del clima artico pesano dal 30 al 50% sulla perdita di ghiaccio. Una variabilità che è ben nota agli scienziati del clima, e che tuttavia fino a questo momento non si era riusciti a quantificare. Cosa significa? Innanzitutto, distinguere tra cause antropiche e cause naturali permette di ottenere modelli predittivi più accurati. Ma le conseguenze hanno una portata politica. Nel 2013, il report dell’IPCC – su cui si basano i negoziati in sede COP – si limitava ad affermare che l’azione dell’uomo “ha molto probabilmente contribuito” allo scioglimento dei ghiacci dell’Artico, senza tuttavia fornire alcuna stima del peso dei diversi fattori. Ora sappiamo che questo fenomeno è da imputare all’uomo per il 50-70%, e di conseguenza è possibile ricalibrare adeguatamente gli impegni sul clima.

Il report dell’IPCC sosteneva che, senza bloccare l’aumento delle emissioni di gas serra, entro il 2050 il Polo Nord sarebbe potuto essere senza ghiaccio. Altri studi, più recenti, vanno nella stessa direzione e confermano un Artico aperto tutto l’anno alle rotte commerciali già a partire dai prossimi decenni. Adesso si tratta di rivedere anche queste previsioni. “Se la variazione naturale si blocca o inverte nel prossimo futuro, vedremo un rallentamento del recente trend di scioglimento dei ghiacci, o addirittura un aumento della superficie”, spiega Qinghua Ding dell’università della California, tra gli autori della ricerca. Non si tratta però di un’inversione di tendenza completa: il peso delle emissioni umane non è trascurabile e i suoi effetti possono soltanto essere mitigati dall’imporsi di cicli climatici più freddi.

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