Bolsonaro va in trincea contro la biodiversità

Il presidente brasiliano fa ostruzionismo ai lavori preparatori per la conferenza di Kunming del 2021. Questa volta mascherandosi da paladino dei paesi più poveri

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Bloccati i lavori per il summit Onu sulla biodiversità

(Rinnovabili.it) – Niente videoconferenze, siamo brasiliani. La pensa così il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, quando si tratta di discutere a livello globale sul rispetto degli obiettivi di tutela della biodiversità. Una decisione che sta bloccando i lavori preparatori alla conferenza Onu del prossimo anno, che si dovrebbe tenere (dal vivo, Covid permettendo) a Kunming, nella provincia cinese dello Yunnan.

Non è un semplice capriccio, quello del presidente che ha definito le ong che difendono l’Amazzonia dallo sfruttamento “un cancro”. E’ una tattica per mettere i bastoni tra le ruote alla diplomazia internazionale che lavora sulla biodiversità e che minaccia di mettere alla berlina le sue politiche sulla foresta pluviale più grande del mondo.

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Negli ultimi due anni, infatti, Bolsonaro ha dato il via a uno sfruttamento intensificato e più sistematico delle risorse dell’Amazzonia. Non soltanto il legname, ma anche metalli e altre risorse minerarie. Con i numeri della deforestazione che continuano a crescere senza sosta. Così come quegli degli incendi. A dispetto dell’invio dell’esercito, che più che combattere i fenomeni illeciti militarizza il territorio e mette la mordacchia alla società civile.

Bloccare i lavori preparatori di Kunming rientra quindi in questa strategia complessiva. Ma cos’è successo esattamente? Bolsonaro si è rifiutato di dare il via libera al documento sul budget per la conferenza. Perché in quel testo si fa riferimento ad alcuni round negoziali che si terrebbero prima della conferenza e da remoto. Una misura che serve per recuperare il tempo perso, visto che la pandemia ha ritardato di 1 anno il summit. Il presidente brasiliano però li rifiuta con una scusa piuttosto risibile: i negoziati via web danneggerebbero gli Stati più poveri, perché è probabile che avranno più problemi di connessione dei paesi più ricchi.

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Il Bolsonaro paladino degli ultimi e dei deboli in realtà punta a far fallire il summit. A Kunming infatti si dovrebbero decidere nuovi obiettivi globali sulla biodiversità per il 2030. E dare sostanza e concretezza alle promesse contenute nella Carta di intenti per la Natura, un documento programmatico sottoscritto a settembre da 60 paesi,e a mettere nero su bianco il nuovo piano decennale dell’Onu.

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