Finanza per la biodiversità, la COP15 in Cina è un buco nell’acqua

Secondo uno studio Onu, servirebbero almeno 350 miliardi di dollari l’anno per invertire la traiettoria attuale della perdita di biodiversità. Ma il summit cinese ha raccolto ben poco, deludendo le aspettative

finanza per la biodiversità
Foto di Nicole Köhler da Pixabay

Il vertice di Kunming doveva rilanciare la finanza per la biodiversità

(Rinnovabili.it) – La COP15 di Kunming ha partorito un nuovo – l’ennesimo – fondo mondiale per tutelare la diversità biologica. Iniziativa che si somma, sovrapponendosi, ad altre simili, e non aiuta a fare chiarezza sulla finanza per la biodiversità. Il summit ospitato da Pechino aveva bisogno di un annuncio forte su questo tema, ma il sospetto è che oltre all’annuncio ci sia davvero poco di sostanzioso.

Si chiama Kunming Biodiversity Fund ed è stato presentato direttamente dal presidente cinese Xi Jinping in persona all’inizio del vertice internazionale sulla biodiversità che si è tenuto la settimana scorsa. Segno che Pechino conta sulla finanza per la biodiversità per prendersi una fetta della leadership climatica. Basti pensare che Xi – secondo indiscrezioni pubblicate dal Times di Londra – dovrebbe snobbare la COP26 di Glasgow che inizia tra due settimane, ma ha fatto in modo che la Dichiarazione di Kunming (il documento programmatico sulla conservazione della diversità biologica per questo decennio) avesse nel titolo uno dei mantra della politica ambientale cinese, quello della “civiltà ecologica”.

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Slogan a parte, la finanza per la biodiversità langue ancora. Il vertice di Kunming si è aperto con l’annuncio di Xi di più di 230 milioni di dollari per il Kunming Biodiversity Fund, che andranno ai paesi in via di sviluppo per aiutarli nella tutela della diversità biologica di piante e animali. E la richiesta di aderire, lanciata a tutti gli altri paesi.

Ma sono ben pochi quelli che hanno risposto all’appello. E non attraverso il nuovo canale voluto da Pechino. L’Unione Europea ha promesso di raddoppiare la sua quota di finanza per la biodiversità destinata a paesi terzi. La Francia ha impegnato il 30% dei suoi fondi per il clima in azioni di tutela della biodiversità. La Gran Bretagna è stata più vaga, promettendo semplicemente “aumenti”. Il Giappone ha allungato il credito del suo Japan Biodiversity Fund con altri 17 milioni di dollari. Agli Stati si aggiungono i privati: una vasta coalizione di istituzioni finanziarie, che pesano in tutto 12.000 mld di euro, hanno promesso di investire di più nel ripristino della biodiversità (ma senza cifre né date certe).

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Anche sommati, tutti questi impegni sono briciole rispetto alla finanza per la biodiversità che servirebbe. La spesa annuale globale per proteggere e ripristinare la natura sulla terra dovrebbe  triplicare questo decennio e raggiungere circa 350 miliardi di dollari entro il 2030, per poi salire ancora a 536 miliardi di dollari entro il 2050, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato lo scorso maggio.

(lm)

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