Ricerca genetica sulle farfalle per proteggere la biodiversità

Un gruppo di ricerca internazionale guidato dall’Università di Firenze ha raccolto i profili genetici delle farfalle europee. Grazie a queste informazioni si può effettuare un monitoraggio per valutare lo stato di salute delle farfalle e degli insetti impollinatori, già avviato nei Parchi nazionali italiani

farfalle
Melanargia pherusa, foto di Vlad Dincă- COPYRIGHT: © 2017 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE. (CC BY-SA 4.0).

(Rinnovabili.it) – Un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’Università di Firenze ha ricostruito in uno studio – pubblicato nella rivista internazionale “Communications Biology-Nature”la raccolta completa dei profili genetici delle specie di farfalle che popolano il continente europeo con l’obiettivo di salvaguardarne la biodiversità. La banca dati, basata su oltre 20.000 sequenze di DNA mitocondriale, permette di conoscere e difendere la biodiversità degli insetti e gli ecosistemi in cui vivono.

«La nostra è probabilmente la più completa raccolta al mondo per un intero gruppo animale. Ci sono voluti più di dieci anni, durante i quali abbiamo sequenziato un piccolo segmento del DNA che porta con sé molte informazioni sulla specie e sulla storia delle popolazioni, il DNA mitocondriale, talmente rapido da estrarre rispetto all’analisi genetica completa e così altamente informativo da essere stato definito DNA-barcoding, un vero e proprio codice a barre identificativo delle circa 500 specie di farfalle che vivono in Europa» ha spiegato Leonardo Dapporto, il ricercatore dell’Università di Firenze che ha coordinato il gruppo di ricerca.

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Il gruppo di ricerca ha registrato e analizzato i dati raccolti in tutte le regioni del continente europeo da nord a sud, e portato alla luce le differenze indistinguibili all’occhio umano, ampliando così la conoscenza sulla varietà e la distribuzione degli insetti. Dati alla mano, è stato possibile dedurre che le regioni europee meridionali possiedono una maggiore diversità rispetto a quelle settentrionali e quindi rappresentano il serbatoio per la biodiversità di questi insetti.

Dalle farfalle agli impollinatori

«Durante le glaciazioni, l’Europa centro-settentrionale era coperta dal ghiaccio e la vita delle farfalle era impossibile. Alla fine delle glaciazioni le farfalle hanno potuto colonizzare le regioni settentrionali. Ma non tutta la ricchezza genetica accumulatasi nell’Europa meridionale è migrata al nord, solo quella piccola parte appartenente agli individui che, casualmente, si sono mossi verso le nuove aree rese disponibili dal ritiro dei ghiacci. Questo fenomeno, descritto come “southern richness and northern purity” e verificato grazie alla nostra ricerca, ci dice che nell’Europa del sud la biodiversità, fondamentale per l’adattamento e la sopravvivenza delle farfalle, è più alta».

Grazie alle informazioni raccolte dai ricercatori si potrà effettuare un monitoraggio, utile a valutare lo stato di salute delle popolazioni delle farfalle e degli insetti impollinatori, già avviato nei Parchi nazionali italiani a cui prende parte anche il gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’ateneo fiorentino.

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«Una delle possibilità che le specie hanno di sopravvivere ai cambiamenti climatici è far ricorso alle risorse genetiche che già possiedono, in modo che almeno una parte degli individui possa adattarsi nel nuovo ambiente che si sta creando. Mappare la diversità genetica delle popolazioni è fondamentale per la conservazione delle farfalle e di tutti quei servizi ecosistemici che svolgono e che rendono possibile la nostra stessa esistenza su questo Pianeta».

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