Nell’adattamento ai cambiamenti climatici ci saranno vincitori e vinti

Un nuovo studio mostra la capacità di adattamento di specie differenti evolutesi in regioni climatiche diverse. Le specie subtropicali si sono rivelate le più resilienti all’aumento delle temperature

adattamento ai cambiamenti climatici
Foto di Alexandr Tovmach da Pixabay

L’adattamento ai cambiamenti climatici è anche questione di geni

(Rinnovabili.it) – Identificare le specie a rischio di estinzione e i metodi utili per aiutarle nell’adattamento ai cambiamenti climatici sono i principali obiettivi di una nuova ricerca realizzata dai biologi dell’australiana Flinders University. 

Già si pensava che la resilienza o la vulnerabilità ai cambiamenti climatici fossero influenzate dalle condizioni termiche in cui si trovano le specie, ma […] non si conosceva quasi nulla sulle variazioni di tale adattabilità in base alle regioni climatiche”, afferma Jonathan Sandoval-Castillo della Flinders University, autore dello studio. Osservando come tutti i geni si esprimono e sviluppano nelle condizioni di temperatura attuali e in quelle previste per il 2070, il lavoro, primo di questo genere, è riuscito a produrre un catalogo genico sulle possibilità di adattamento ai cambiamenti climatici delle specie evolutesi in regioni geografiche differenti. 

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Per sviluppare la loro tesi, i biologi della Flinders hanno confrontato tolleranza termica ed espressione genica, ossia quel processo attraverso cui l’informazione contenuta in un gene viene attivata e convertita in una macromolecola funzionale, nei pesci arcobaleno australiani subtropicali, desertici e temperati. I risultati, che possono essere estesi a molte specie non migratorie, acquatiche e terrestri, “suggeriscono con precisione che la vulnerabilità delle specie ai cambiamenti climatici sarà fortemente influenzata da fattori geografici”, spiega Katie Gates, coautrice dello studio. Le più resilienti si sono dimostrate le specie subtropicali, seguite dalle desertiche, mentre le più vulnerabili sono le specie che si sono evolute in condizioni climatiche temperate.

Come spiega il collega Luciano Beheregaray, il fatto che le specie subtropicali siano le più atte a sopravvivere al clima del futuro è dovuto alla capacità di questi pesci di “accendere e spegnere” un numero maggiore di geni legati allo stress termico. In altre parole la loro storia evolutiva si adegua meglio alle alterazioni nelle condizioni locali rendendole più forti nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. “Tali informazioni – conclude Beheregaray – sono importanti per identificare la biodiversità ad alto rischio di estinzione e per mettere in campo azioni in grado di aiutarla a sopravvivere. Queste possono includere il ripristino dell’habitat perduto o lo spostamento delle popolazioni in località climatiche più favorevoli, ma deve essere fatto mentre abbiamo ancora tempo”. 

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