La passione della Russia per l’Artico va in orbita

Nel 2023 sarà raggiunto da un gemello. Insieme daranno una copertura totale del Polo Nord. Mosca pensa al clima, ma anche allo sviluppo commerciale della regione

Artico: arriva il satellite russo per controllare il clima
Il cosmodromo di Baikonur da cui è stato lanciato il satellite. Foto di David Mark da Pixabay

Lanciato il satellite Arktika-M: monitorerà l’Artico

(Rinnovabili.it) – Il 28 febbraio la Russia ha lanciato in orbita dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakhstan, un satellite per monitorare il clima dell’Artico. Più che la preoccupazione per il cambiamento climatico, a muovere il Cremlino sono i grandi interessi economici che spera di ricavare da un Polo Nord sempre più caldo. E meno ghiacciato.

Al satellite Arktica-M appena spedito nello spazio seguirà nel 2023 un secondo satellite. Insieme, garantiranno una copertura completa dell’Artico. Riusciranno a scrutare ogni area con una cadenza di 15-30 minuti e lo faranno sulle 24 ore. Nessun punto cieco, dunque.

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La decisione russa è una buona notizia: i climatologi rischiavano di restare senza informazioni sullo stato dell’Artico per anni. Al momento gli unici satelliti a monitorare il Polo Nord sono l’europeo CryoSat-2 e l’americano IceSat-2. Entrambi dovrebbero andare in pensione prima della metà di questo decennio. E mentre gli Stati Uniti non hanno in programma di sostituire il loro, l’Europa è indietro con la tabella di marcia e non dovrebbe farcela prima del 2027.

A cosa serviranno i due satelliti russi? Forniranno senz’altro informazioni sullo stato della calotta polare. Il contributo al monitoraggio del clima però è solo una parte delle loro attività. L’interesse di Mosca è anche – se non soprattutto – commerciale e militare. La Russia è il paese che sta investendo di più nello sviluppo delle nuove rotte commerciali artiche.

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Questo febbraio, per la prima volta, una nave russa ha compiuto la traversata della Rotta del mare del Nord in un periodo in cui solitamente l’Artico è off limits. Mosca pianifica di mettere in campo più di 10 navi rompighiaccio nucleari. I benefici non sono soltanto la riduzione dei giorni di navigazione, che si rispecchiano in prezzi più competitivi per le merci, ma anche l’emergere di un’alternativa via mare, tutto l’anno, alla commercializzazione di idrocarburi. Ambito dove il Cremlino sta puntando molto: ad esempio con il progetto Vostok, che prevede lo sfruttamento di un maxi giacimento sull’Artico con la costruzione di 2 nuovi aeroporti e di 1 terminal petrolifero costiero, oltre a una pipeline da 700 km.

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