Quando il cambiamento climatico ribalta il rating sovrano

Come cambia il giudizio delle agenzie di rating quando il riscaldamento globale colpisce l’economia? Le previsioni delle università inglesi di Cambridge, East Anglia e SOAS

Cambiamento climatico e rating sovrano: ecco cosa succederà
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Un algoritmo per prevedere l’impatto del cambiamento climatico sul rischio del credito sovrano

(Rinnovabili.it) – Il cambiamento climatico genera credito spazzatura. Soprattutto se continuiamo lungo la traiettoria del business as usual senza abbattere le emissioni. Le agenzie di rating come S&P, Fitch e Moody’s abbasseranno le loro valutazioni sul credito sovrano di più di 60 paesi nel 2030 a causa dell’impatto non mitigato del riscaldamento globale.

Lo sostiene uno studio pioneristico – e in parte speculativo – preparato dalle università inglesi di Cambridge, East Anglia e SOAS. I ricercatori hanno preso come riferimento lo scenario RCP8.5 delineato dall’IPCC, il panel intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici che raccoglie e sintetizza le evidenze scientifiche sugli effetti del riscaldamento globale. Si tratta dello scenario peggiore, dove gli Stati non fanno molto per piegare verso il basso la traiettoria delle emissioni di gas serra.

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Quindi hanno incrociato gli effetti previsti dall’IPCC con i possibili impatti sull’economia di 109 paesi. A questo punto, con un algoritmo i ricercatori hanno simulato quale può essere la ricaduta in termini di rating sovrano, cioè come si potrebbero comportare le agenzie di rating di fronte a uno stato dell’economia modificato dal cambiamento climatico.

Nel grafico, gli impatti al 2100 nello scenario RCP8.5

Risultato? Dei 109 paesi analizzati, ben 63 subirebbero un taglio del rating di almeno un livello già nel 2030. Se questa situazione si protrae nel tempo, nel 2100 i paesi colpiti da ‘downgrade climatico’ salgono a 80, e il taglio diventa di oltre 2 livelli.

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I paesi più colpiti sarebbero Cina, Cile, Malesia e Messico. Per loro il crollo sarebbe di 6 livelli al 2100. Appena meglio per Stati Uniti, Germania, Canada, Australia, India e Perù, con ‘solo’ 4 livelli in meno. “I nostri risultati mostrano che praticamente tutti i paesi, ricchi o poveri, caldi o freddi, subiranno declassamenti se viene mantenuta l’attuale traiettoria delle emissioni di carbonio”, si legge nella ricerca. Tra i paesi europei, Italia, Irlanda e Spagna sarebbero quelli meno colpiti dalla scure delle agenzie di rating.

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