Nella piazza virtuale per il clima, Legambiente lancia lo ‘sciopero della dad’

L’associazione partecipa all’iniziativa globale dei Fridays for future con #UnmuteClimateChange. E ritorna a chiedere al governo “un Piano nazionale di ripresa e resilienza e un Piano nazionale integrato energia e clima più ambiziosi, in linea con gli obiettivi globali dell’Accordo di Parigi e con quelli europei di riduzione delle emissioni climalteranti”

sciopero della dad
via depositphotos.com

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Legambiente aderisce allo sciopero globale per il clima di Fridays for future. Il programma prevede iniziative digitali come #UnmuteClimateChange, il primo sciopero fatto completamente in Dad (Didattica a distanza). Ma non solo. Anche presidi in ‘presenza’ sul territorio: a Roma, Milano, Torino, Napoli, Palermo, Udine, Brescia, Bagheria, Pisa, Firenze, Ancona. In Basilicata si terrà lo Youth Climate Meeting, un incontro on-line che vedrà confrontarsi giovani attivisti da tutta la regione sul tema della decarbonizzazione e del volontariato.

In particiolare Legambiente ha invitato oggi i ragazzi in didattica a distanza a partecipare a #UnmuteClimateChange. La proposta era di cambiare il proprio nome in ‘UnmuteClimateChange’, restare in muto per tutta la lezione, fare una foto allo schermo e condividerla poi sui social, da Instagram a facebook taggando Legambiente, con gli hashtag #NoMoreEmptyPromises #UnmuteClimateChange.

“Un gesto simbolico per denunciare l’immobilismo delle istituzioni – spiega Legambiente – ma anche per promuovere dei momenti di confronto e di partecipazione da parte di studenti e insegnanti sul tema dell’emergenza climatica”.

L’associazione ritorna a chiedere al governo “un Piano nazionale di ripresa e resilienza e un Piano nazionale integrato energia e clima più ambiziosi, in linea con gli obiettivi globali dell’Accordo di Parigi e con quelli europei di riduzione delle emissioni climalteranti”. Per Legambiente servono azioni concrete e riforme propedeutiche alla transizione ecologica per non sprecare le risorse europee.

In particolare sono cinque le riforme da cui partire: semplificare e velocizzare l’iter autorizzativo dei progetti per la transizione ecologica, accrescere le competenze della pubblica amministrazione con nuove professionalità e un vasto programma di formazione, ridurre i conflitti territoriali con nuovi strumenti per la partecipazione dei cittadini e istituzioni locali a partire da una legge sul dibattito pubblico, potenziare i controlli pubblici del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, avviare una riforma fiscale che preveda il graduale abbandono dei sussidi alle fonti fossili.

“È ora di dare delle risposte concrete ai tanti giovani che protestano per il clima abbandonando le false promesse – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – le risorse che l’Europa ha messo a disposizione con il Next Generation EU rappresentano un’occasione importante per ridisegnare l’Italia al 2030 e renderla davvero un Paese innovativo, moderno e sostenibile dando alle future generazioni un futuro migliore ed equo. Il nostro auspicio è che il Pnrr venga rafforzato in alcune sue parti prendendo come modello il piano da noi redatto frutto di un lavoro collettivo e presentato al premier Mario Draghi durante le consultazioni. Un piano che oltre a spiegare quali sono le opere prioritarie da realizzare, indica quali sono le riforme trasversali da mettere in campo per accelerare la transizione ecologica”.

“Allo stesso tempo – prosegue – sarà importante rendere più ambiziosi gli obiettivi del Piano nazionale integrato energia e clima per fare in modo che anche l’Italia contribuisca a quel meno 55% di emissioni climalteranti che l’Europa si è imposta entro il 2030. E approvare una riforma fiscale che annulli entro pochi anni i 19 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi regalati ogni anno a carbone, gas e petrolio trasformandoli in incentivi per la riconversione di impianti e mezzi, partendo da agricoltura e autotrasporto”.

Il motto dei ragazzi in piazza oggi è stato infatti in linea con il momento, e con quello che ci si aspetta dal Recovery, ‘transizione ecologica: now or never’.

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