I disastri climatici rischiano di far schizzare alle stelle le disuguaglianze

Nel suo ultimo dossier, l’ong Oxfam guarda agli eventi climatici estremi dal punto di vista delle richieste fondi per gestire le emergenze da parte delle varie agenzie Onu: sono cresciute di 8 volte in 2 decenni.

Disastri climatici: l’impatto è cresciuto dell’800% in 20 anni
Un villaggio di pescatori in Mozambico spazzato via dal ciclone Kenneth nel 2019. Via depositphotos.com

Arginare l’impatto dei disastri climatici? Serve un accordo sui Loss & Damage alla COP27

(Rinnovabili.it) – Mentre gli eventi estremi diventano più frequenti e intensi, aumentano in parallelo i fondi necessari per rimediare ai danni provocati da disastri climatici come inondazioni, siccità e ondate di calore. Per cogliere la dimensione del problema, spesso ci si basa sui dati delle assicurazioni, che forniscono soprattutto una stima dei danni causati a infrastrutture, abitazioni e proprietà in genere. Ma questa è solo uno dei modi possibili per calcolare l’impatto degli estremi climatici.

Un nuovo rapporto di Oxfam affronta il problema usando come metrica la richiesta di fondi, da parte delle agenzie Onu, per far fronte alle emergenze provocate dai disastri climatici. Un modo per mettere le persone, oltre ai danni materiali, al centro della questione. Specialmente quelle che vivono nei paesi più svantaggiati. E il quadro che ne esce è, se possibile, anche peggiore di quello dipinto dalle assicurazioni.

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Se si guardano i danni alle proprietà segnalati da enti come Swiss Re o Munich Re, nel corso degli ultimi 20 anni il costo dei disastri climatici è sostanzialmente triplicato. Il conteggio di Oxfam, invece, indica che l’incremento è dell’800%. E se si guardano i dati, si scopre che le richieste di finanziamento hanno ricevuto solo il 54% dei fondi necessari.

Considerazioni che il rapporto di Oxfam usa per ribadire l’urgenza di trovare un accordo sul dossier delle perdite e dei danni (Loss & Damage) alla COP27. “Gli accordi esistenti per affrontare le perdite e i danni comprendono principalmente gli aiuti umanitari e allo sviluppo e le assicurazioni. Basati sui principi della carità e dell’interesse personale illuminato (e talvolta su una palese geopolitica), le basi e il funzionamento dell’attuale sistema di aiuti sono disallineati rispetto ai principi della giustizia climatica”, scrive l’ong. “La “ciotola dell’elemosina per i disastri” deve essere sostituita da un meccanismo di sostegno finanziario equo e automatico, basato sul principio che coloro che hanno contribuito maggiormente alla crisi climatica paghino per i danni che essa provoca nei Paesi meno responsabili e più colpiti”.

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