Emissioni CO2: più le tagli e più guadagni

Uno studio dell’Istituto di Tecnologia di Pechino mostra che, se non saremo più ambiziosi da un punto di vista climatico, affronteremo perdite economiche catastrofiche, pari a 600 mila miliardi di dollari.

Secondo una ricerca, la riduzione delle emissioni di CO2 porterebbe un “diluvio di benefici economici”

(Rinnovabili.it) – Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di Tecnologia di Pechino, se i paesi non rafforzeranno le loro attuali ambizioni sui tagli delle emissioni di CO2, dovranno affrontare drammatiche perdite economiche. Pubblicata su Nature Communications, la ricerca parla addirittura di una perdita pari a 600 mila miliardi di dollari entro il 2100 se non si riuscisse a tenere fede agli impegni dell’accordo di Parigi.

Gli autori dello studio definiscono la loro ricerca una “strategia di autoconservazione” per i governi. Infatti, hanno calcolato i potenziali benefici di politiche climatiche più ambiziose includendo anche gli aspetti di benessere sociale dovuti alla riduzione delle emissioni di CO2. Se i paesi non dovessero riuscire nemmeno ad attuare i loro piani attuali, le prospettive sarebbero catastrofiche specialmente in termini di costi sociali.

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Questa strategia di autoconservazione avrebbe effetti di grande impatto soprattutto per la crescita economica dei paesi in via di sviluppo, caratterizzati da una vasta popolazione di persone povere e vulnerabili. I risultati, inoltre, mostrano dei benefici soprattutto per i paesi in via di sviluppo con elevate emissioni di CO2, come India, Indonesia, Nigeria e Cina. Ma non solo. Perché le analisi condotte suggeriscono che, se i paesi fossero in grado di attuare i loro attuali NDC (Contributi Nazionali Determinati), il mondo intero sperimenterebbe un “diluvio di benefici” pari a quasi 126,68 – 616,12 mila miliardi di dollari fino al 2100.

La ricerca arriva in un momento critico per i governi di tutto il mondo alle prese con la crisi del coronavirus e i suoi impatti economici. Molte nazioni sono sotto pressione cercando di portare avanti gli impegni sul clima e, allo stesso tempo, di risollevare le industrie maggiormente colpite, come quella del trasporto aereo e quella automobilistica.

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I benefici economici della riduzione delle emissioni di CO2, rispetto agli elevati costi di ristrutturazione, dovrebbero però spronare i governi ad agire sul clima. Tuttavia, sono necessari investimenti per realizzare questi guadagni, in particolare da parte dei cosiddetti paesi sviluppati. Secondo lo studio, gli esborsi ammonterebbero tra 5 e 33 mila miliardi per gli Stati Uniti e tra 16 e 105 mila miliardi per i paesi del G20 nel loro insieme.

Nonostante questa spesa consistente, però, rinnegare gli impegni ecologici determinerebbe solo grandi problemi futuri e, secondo i ricercatori, qualsiasi tregua alla riduzione delle emissioni di CO2 causata dalla crisi sarà solo temporanea. Piuttosto, tutti i paesi dovrebbero presentare piani nazionali migliori per contenere il riscaldamento globale in vista della prossima COP26. A questo proposito, secondo l’attivista di Friends of the Earth, Rachel Kennerley, “i budget delle nazioni dovrebbero essere ribilanciati per fornire finanziamenti di emergenza e aiutare le nazioni più povere: è la cosa giusta da fare. Se non paghiamo ora, il prezzo si moltiplicherà nel tempo.

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