Le emissioni di gas serra slegate dal Pil, scendono nel 2020

L’Ispra presenta l’inventario delle emissioni nazionali. Nel 2020 le stime parlano di un taglio del 9,8% rispetto al 2019 a fronte di una riduzione del Prodotto interno lordo dell’8,9%. La riduzione è dovuta soprattutto al lockdown e alle restrizioni alla mobilità dovute all’emergenza sanitaria da Covid-19

emissioni di gas serra
Foto di Pixource da Pixabay

di Tommaso Tetro

I dati sul clima entrano a far parte del Def

(Rinnovabili.it) – La tendenza era già presente da un po’ di tempo, ma adesso viene confermata anche in una fase negativa per l’economia come quella attuale. Le emissioni di gas serra diminuiscono più del Pil, e viaggiano in modo slegato. Un disaccoppiamento che viene tracciato in due nuovi rapporti dell’inventario nazionale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) con le stime sul 2020. Dati che – oltre a entrare a far parte del prossimo Def – raccontano di un taglio delle emissioni di gas serra per l’Italia del 9,8% rispetto al 2019, a fronte di una riduzione del Pil dell’8,9%. E soprattutto, le minori emissioni, in base all’analisi sul 2020 sono dovute essenzialmente “alle restrizioni alla mobilità dovute al Covid-19”.

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Quanto alla certificazione dei dati relativi al 2019, l’Ispra fa presente che in 30 anni, dal 1990 al 2019, le emissioni di gas serra sono scese del 19% (il 2,4% rispetto al 2018); con un taglio di 101 milioni di tonnellate CO2, passando da 519 a 418 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. L’obiettivo dell’Italia – viene poi ricordato, anche in base all’invio alla commissione Ue della Strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra che tiene in considerazione gli impegni assunti con l’accordo di Parigi – è “la neutralità emissiva” da “raggiungere entro il 2050”. La diminuzione delle emissioni nel 2019 è dovuta alla crescita delle rinnovabili, all’incremento dell’efficienza energetica e alla riduzione del carbone. Mentre energia e trasporti (che come settore aumenta del 3,2% rispetto al 1990) rappresentano la metà delle emissioni di gas serra.

I due documenti – il National inventory report 2021 e l’Informative inventory report 2021 – disegnano il quadro globale e di dettaglio della situazione italiana sull’andamento dei gas serra dal 1990 al 2019, con in più un focus sulle emissioni dei trasporti su strada. La diminuzione delle emissioni – osserva l’Ispra – è dovuta “alla crescita negli ultimi anni della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico), all’incremento dell’efficienza energetica nei settori industriali e alla riduzione dell’uso del carbone”.

I settori della produzione di energia e dei trasporti restano responsabili di “circa la metà delle emissioni nazionali” di gas serra. “Il complesso dei trasporti, che mostra un aumento del 3,2% rispetto al 1990, riflette il trend osservato nel consumo di combustibile per il trasporto su strada e che, nel periodo di riferimento, registra un aumento delle percorrenze complessive (veicoli-chilometri) di circa il 22%”. Le emissioni provenienti dal settore delle industrie energetiche – sempre rispetto al 1990 – “scendono del 33% nel 2019, a fronte di un aumento della produzione di energia termoelettrica da 178,6 TWh a 195,7 TWh, e dei consumi di energia elettrica da 218,7 TWh a 301,8 TWh”. La crescita delle emissioni (in termini strutturali) per via del consumo di metano nel settore civile – già diffuso nei primi anni ’90 – è invece “correlata all’aumento del numero delle abitazioni e dei relativi impianti di riscaldamento” oltre all’andamento del clima nel corso dell’anno.

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Sulle stime per il 2020 invece l’Ispra mette in evidenza che per l’Italia è prevista “una consistente riduzione delle emissioni di gas serra a livello nazionale” del 9,8% rispetto al 2019 “a fronte di una riduzione prevista del Pil pari all’8,9%”. In particolare “l’andamento stimato è dovuto alla riduzione delle emissioni per la produzione di energia elettrica (meno 12,6%), per la minore domanda di energia, e dalla riduzione dei consumi energetici anche negli altri settori, industria (meno 9,9%), trasporti (meno 16,8%) a causa della riduzione del traffico privato in ambito urbano, e riscaldamento (meno 5,8%) per la chiusura parziale o totale degli edifici pubblici e delle attività commerciali”.

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