Giustizia climatica, ecco quanto inquina l’1% più ricco

Con i ritmi e gli stili di consumo attuali, i 70 milioni di umani più benestanti nel 2030 produrranno 30 volte la quantità di CO2 che sarebbe compatibile con un riscaldamento globale sotto la soglia di 1,5°C

giustizia climatica
Foto di Niek Verlaan da Pixabay

Il dossier di Oxfam sulla giustizia climatica nella transizione energetica

(Rinnovabili.it) – We want climate justice, vogliamo giustizia climatica. È lo slogan che attraversa le manifestazioni dei Fridays for Future e che proprio oggi è al centro delle proteste al Glasgow, a margine della COP26. Non è solo il sintomo di un patto tra generazioni che proprio sul clima fa sentire gli scricchiolii più forti. In ballo c’è anche la responsabilità storica del “Nord del mondo” nelle emissioni accumulate dall’inizio dell’era industriale a oggi. E non manca il lato sociale visto che la crisi climatica è anche una fucina di vecchie e nuove diseguaglianze.

Proprio al peso delle diseguaglianze guarda l’ultimo rapporto di Oxfam sulla giustizia climatica e al ruolo delle “élite”. L’1% più ricco, calcola l’ong, con i suoi livelli di consumo nel 2030 emetterà 30 volte più gas serra di quanto sarebbe compatibile con un riscaldamento globale contenuto sotto gli 1,5 gradi.

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Ai ritmi attuali, con stili di vita che sono pieni di veri e propri “lussi climatici”, questo 1% rilascerà entro fine decennio circa 70 tonnellate di CO2 l’anno a testa. Ma i valori medi di emissioni pro capite, per avere una ripartizione equa, dovrebbero battere intorno alle 2,3 t CO2 l’anno a testa. E se nel 1990 poco più di 70 milioni di persone sul pianeta erano responsabili del 13% delle emissioni, nel 2030 la percentuale salirà al 16%. E nel frattempo, la metà più povera del pianeta produrrà circa 1 t CO2 l’anno a testa.

“In un’epoca di estrema disuguaglianza di carbonio in cui la crisi climatica si è accelerata, circa un terzo del budget globale di carbonio per limitare il riscaldamento globale all’obiettivo di 1,5°C dell’Accordo di Parigi è stato sprecato solo per espandere il consumo del 10% più ricco della popolazione mondiale”, scrivono gli autori. “Affrontare l’estrema disuguaglianza e colpire le emissioni eccessive legate al consumo e agli investimenti delle persone più ricche del mondo è vitale per tenere in vita l’obiettivo di 1,5°C di Parigi”.

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