Google, nelle ricerche sul clima una pubblicità su 5 odora di fossili

Il Guardian e Influencedmap ha analizzato gli annunci pubblicitari mostrati dal celebre motore di ricerca per 78 termini relativi al clima alla ricerca del “greenwashing endemico”

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via depositphotos.com

ExxonMobil, Shell ed Aramco risultati tra i primi 20 inserzionisti per i termini di ricerca analizzati

(Rinnovabili.it) – Gli ultimi ammodernamenti “estetici” apportati da Google al suo motore di ricerca, hanno introdotto una piccola ma fondamentale novità: gli annunci pubblicitari sono ormai quasi indistinguibili dai risultati organici. Perlomeno per un navigatore distratto.

Frutto di un processo di semplificazione del design iniziato ormai parecchi anni fa, oggi il nuovo minimalismo degli advertising rischia in alcuni casi di confondere l’utente meno esperto. E cosa succederebbe, se questi stessi spazi pubblicitari fossero presi di mira per una mirata strategia di greenwhashing?

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L’ipotesi non è così peregrina come mostra oggi il quotidiano britannico Guardian. Assieme a InfluenceMap, think tank indipendente che fornisce dati e analisi su come business e finanza influenzano la crisi climatica, la celebre testata ha voluto veder chiaro sulla questione. E per questo motivo ha analizzato gli annunci pubblicati risultanti su Google per 78 termini di ricerca legati a questioni climatiche. Parole come “net zero” (traducibile come zero emissioni nette), “fossil fuel” o “fracking”.

Il risultato? Più di una pubblicità su cinque di quelle visualizzate dallo studio – oltre 1.600 ads in totale – è stata inserita da aziende con significativi interessi nei combustibili fossili. Per la precisione – scrive Niamh McIntyre sul Guardian – ExxonMobil, Shell, Aramco, McKinsey e Goldman Sachs sono risultati tra i primi 20 inserzionisti per i termini di ricerca.

È giusto preoccuparsi? Per gli analisti si tratta di una nuova e sottile strategia di greenwashing, in grado di influenzare la percezione degli utenti. “Google sta permettendo ai gruppi con un interesse acquisito nell’uso continuato dei combustibili fossili, di pagare per influenzare le risorse che le persone ricevono quando cercano di istruirsi”, spiega Jake Carbone, analista senior presso InfluenceMap. “Il settore del petrolio e del gas ha smesso di contestare la scienza del cambiamento climatico e ora cerca invece di influenzare le discussioni pubbliche sulla decarbonizzazione a suo favore”. Leggi qui l’articolo integrale del Guardian.

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