Le risorse per il clima, nei prossimi anni investimenti per 80 miliardi

Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani è intervenuto all’evento on-line sulla lotta ai cambiamenti climatici e i benefici per la salute organizzato in previsione della Cop 26. Gli interventi riguarderanno “massicce operazioni” su acqua, agricoltura, energie rinnovabili, tecnologie legate all’idrogeno, elettrificazione della mobilità, risparmio energetico, digitalizzazione

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Foto di Alexey Marcov da Pixabay


di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Nell’ambito del Recovery fund l’Italia si appresta a investimenti tra i 70 e gli 80 miliardi per combattere i cambiamenti climatici. E’ il pensiero del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani espresso nel corso del suo intervento all’evento on-line su clima e benefici per la salute, ‘Climate Change Mitigation and Health Benefits‘, organizzato in vista della Cop 26, la ventiseiesima Conferenza delle parti del vertice mondiale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, che portiamo avanti insieme con il Regno Unito, e che è in programma a Glasgow a novembre.

Il ministro, dell’ex dicastero dell’Ambiente, ha spiegato che questi importanti investimenti nei prossimi cinque anni riguarderanno “massicce operazioni” sul ciclo dell’acqua, interventi nell’agricoltura e transizione verso le energie rinnovabili. Gli interventi su cui “investiremo molto” saranno “nelle tecnologie connesse all’idrogeno”, anche se ciò avverrà “in maniera progressiva”; ed ancora nell’elettrificazione della mobilità, e nel risparmio energetico grazie a “un grande intervento sia nelle case che negli edifici pubblici”. Senza dimenticare l’impiego delle nuove tecnologie nel monitoraggio del territorio “per prevenire e curare” e a “investimenti importanti sulle nostre aree protette, per digitalizzarle”.

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“Non siamo soli in questa sfida – rileva Congolani ricordando oltre alla co-presidenza della Cop 26, la presidenza italiana del G20 – dobbiamo condividere lo sforzo con tutti gli altri. C’è una profonda trasformazione in atto”; l’obiettivo è chiaro per tutti: la riduzione dei gas serra del 55%, il 72% di energia rinnovabile installata, la raccolta differenziata dei rifiuti oltre il 65% entro il 2030.

Il clima non è più soltanto in “una dimensione verticale – dice Cingolani – ma diventa ormai un fenomeno orizzontale” che riguarda tutte le componenti anche economiche e quelle legate alle diseguaglianze. Quello che bisogna fare è mettersi al lavoro: una “metà” di questo lavoro riguarda “la prevenzione”, l’altrà metà “la mitigazione”. Si possono provare a limitare i danni nel breve termine per avere nel lungo periodo un impatto maggiore grazie alle politiche che si metteranno in campo: “Abbiamo dato una spallata alla biodiversità che è senza precedente e questa cosa probabilmente è avvenuta negli ultimi 100 anni – mette in evidenza parlando del rischio dell’aumento del livello dei mari – Regno Unito e Italia sono due Paesi con in comune una grande quantità di chilometri di coste; c’è un enorme rischio per le città di mare di rimanere parzialmente sommerse a causa dell’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici. 

Torna anche sulla “fusione nucleare”, Cingolani: la ritiene la “soluzione più naturale”, quella che “alimenta l’universo, il meccanismo delle stelle”, che “produce energia pulita senza scorie”. Le offre una nuova definizione: è “la rinnovabile delle rinnovabili”, ma la sua eventuale applicazione è lontana da venire, “ci vorrà tempo” ma è “importante continuare a studiare e fare ricerca. E’ come creare stelle in miniatura e confinarle per alimentare tutto; proseguire lo studio è fondamentale perché tra 20 anni probabilmente ne parleremo”.

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