Vent’anni di tempeste invernali riscrivono i modelli climatici che usiamo

Nell’emisfero australe, le tempeste che si verificano durante l’inverno si sono già intensificate oltre i livelli previsti solo attorno al 2080. Un evento che, a cascata, può anticipare altri effetti del climate change

Modelli climatici: un dato “anomalo” li mette in discussione
Foto di Brigipix da Pixabay

I modelli climatici permettono di simulare l’evoluzione futura del clima

(Rinnovabili.it) – Un dato “anomalo” mette in discussione gli scenari futuri sull’impatto del climate change costruiti con i modelli climatici. A nostro svantaggio: perché suggerisce che quello che ci aspettiamo solo tra 40 o 50 anni potrebbe invece verificarsi molto prima. Lo rivela uno studio appena pubblicato su Nature Climate Change. Che parte dall’osservazione delle tempeste invernali nell’emisfero australe.

Tempeste che, rivelano i tre autori, negli ultimi 20 anni si sono intensificate al punto da superare i livelli che, secondo i modelli climatici, sarebbero stati raggiunti soltanto attorno alle fine del secolo, verso il 2080. Dopo altri controlli, è emerso che i risultati non possono dipendere da fattori interni al sistema climatico, cioè da mera variabilità naturale. Ci sono elementi esogeni in gioco, vale a dire fattori antropici.

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Anche se non è certo la prima volta che modelli e osservazioni non collimano, in questo caso le ripercussioni sono potenzialmente molto vaste. “Una tempesta invernale è un fenomeno meteorologico che dura solo pochi giorni. Singolarmente, ogni tempesta non ha un grande peso climatico. Tuttavia, l’effetto a lungo termine delle tempeste invernali diventa evidente quando si valutano i dati cumulativi raccolti su lunghi periodi di tempo”, spiega Rei Chemke, prima firma dello studio.

Questi fenomeni, infatti, influenzano il trasferimento di calore, umidità e quantità di moto all’interno dell’atmosfera. “Le tempeste invernali sono responsabili della maggior parte del trasporto di calore dalle regioni tropicali verso i poli. Senza il loro contributo, le temperature medie dei poli sarebbero di circa 30°C più basse”. Le conseguenze della loro intensificazione, quindi, si riverberano in molte altre regioni del pianeta e possono generare effetti a cascata, accelerando processi già in atto. Tutto questo, con decenni di anticipo rispetto a quello che la scienza del clima si è aspettata fino ad ora.

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