Pianificazione, coesione sociale, sicurezza, i diversi effetti del caldo nelle città

I risultati di un’analisi condotta da Fondazione Cmcc in collaborazione con l’università Ca’ Foscari di Venezia che prende in esame la letteratura scientifica per identificare quali siano i fattori fondamentali nella relazione tra calore e salute in un contesto di ambiente urbano costruito. Gli aspetti dell’ambiente fisico possono aggravare o mitigare gli impatti dei cambiamenti

caldo nelle città
Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Il caldo non uccide allo stesso modo in ogni angolo della Terra, né in ogni quartiere della medesima città. Pianificazione urbanistica, coesione sociale, traffico, criminalità: il contesto urbano e sociale può influenzare la vulnerabilità dei singoli alle ondate di calore. Questi i risultati di un’analisi della letteratura scientifica condotta dalla Fondazione Cmcc (Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici) in collaborazione con l’università Ca’ Foscari di Venezia.

In particolare – l’articolo ‘The heat-health nexus in the urban context: A systematic literature review exploring the socio-economic vulnerabilities and built environment characteristics’, pubblicato sulla rivista Urban Climate – ha analizzato la letteratura scientifica esistente sul tema per identificare quali siano i fattori fondamentali nella relazione tra calore e salute in un contesto di ambiente urbano costruito.

“È stato centrale nella nostra ricerca considerare ambiti interdisciplinari che poco frequentemente convivono insieme all’interno di queste tipologie di analisi – spiega Marta Ellena, ricercatrice Cmcc e prima autrice dello studio – esistono in letteratura molti studi che indagano le caratteristiche in grado di influenzare la vulnerabilità degli individui allo stress da calore: dalle condizioni di salute fisica e mentale alle caratteristiche demografiche, fino allo status economico e sociale. In questa analisi abbiamo incluso tra queste anche le caratteristiche dell’ambiente costruito, perché la causalità temperatura-mortalità non si manifesta in un vuoto territoriale, bensì in uno specifico tessuto urbano e nell’interazione di processi naturali, fisici e socioeconomici”.

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Attraverso il concetto di ‘enhanced exposure‘ (esposizione rinforzata), lo studio rileva come diversi aspetti dell’ambiente fisico possano aggravare (o mitigare) gli impatti dei cambiamenti climatici in aree cittadine diverse, anche all’interno della medesima città. “L’esposizione della popolazione – afferma Margaretha Breil, urbanista e ricercatrice al Cmcc – è sicuramente legata all’esposizione fisica del quartiere al calore: lo spazio costruito all’interno dell’area urbana incamera energia solare durante la giornata e la rilascia nel corso della notte, facendo sì che le aree cittadine si riscaldino e restino calde molto più delle aree verdi circostanti anche durante la notte, e lo facciano in misura più o meno grave in base alla loro forma e progettazione. Ma non possiamo tenere conto solo dell’esposizione fisica: accanto a questo fenomeno, noto come ‘isola di calore’, ci sono altre condizioni che possono rendere un contesto più difficile da vivere, e persino più mortale”.

Sono le situazioni di svantaggio sociale ad aggravare maggiormente l’esposizione al rischio di calore – viene spiegato – mentre ricerche citate nel lavoro rilevano come la mortalità associata alle ondate di calore sia risultata più elevata laddove ci siano alti livelli di criminalità e bassa coesione sociale. È invece risultata minore per le comunità caratterizzate da legami familiari estesi che permettano una cura reciproca anziché forzare all’isolamento.

“La qualità della vita in città non è determinata solo dalla forma dello spazio urbano, ma anche dalla sua accessibilità. Con l’accessibilità ad uno spazio verde, la vita migliora – spiega Breil – e questo vale sia durante una pandemia, come stiamo constatando tutti in questo periodo, sia durante un’ondata di calore. Se però l’area verde è territorio di criminalità, o impattata da un eccessivo traffico, è come se non esistesse: chi ha paura di uscire o non trova gusto nell’uscire resta a casa, e lì, i più vulnerabili, di caldo possono anche morire”.

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La comprensione di questi aspetti e la loro aggregazione in indici di vulnerabilità al calore – osservano i ricercatori – può essere cruciale per identificare e implementare misure che riguardino l’infrastruttura fisica delle città attraverso una pianificazione ad hoc degli spazi e per intraprendere decisioni di governance urbana.

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