Così il clima morde Pine Island, il più grande ghiacciaio dell’Antartide

Una nuova ricerca ha scoperto che il modello di diradamento si sta evolvendo in modi complessi sia nello spazio che nel tempo. Oggi la piattaforma antartica mostra tassi di assottigliamento più elevati lungo i margini e più lenti nel tronco centrale

pine island
Credit: NASA’s Earth Observatory (CC BY 2.0)

Dal futuro del ghiacciaio antartico Pine Island dipende la crescita del livello marino

(Rinnovabili.it) – Pine Island, il più grande ghiacciaio dell’Antartide, continua perdere massa. Ma per la prima volta non sono solo brutte notizie quelle che arrivano dal Polo Sud. Un nuovo studio è riuscito a fare chiarezza sul modello di diradamento dei ghiacci ribaltando alcune delle precedenti osservazioni.

Pine Island è da tempo un osservato speciale perché al suo destino è legato anche quello dell’aumento dei livelli marini. Negli ultimi anni questi gigantesca piattaforma – un flusso glaciale di ben 175 mila km quadrati – è salita agli onori della cronaca proprio a causa della sua fragilità. L’ultima notizia sono state le due grandi spaccature rilevate all’inizio del 2019, entrambe in continua e rapida crescita come mostrano i satelliti dell’Esa. Il rischio più probabile è che il ghiaccio “perda pezzi” attraverso il distacco di giganteschi iceberg come quello che ha preso il largo nel 2018.

In realtà queste masse di ghiaccio galleggiante non influiscono sul livello marino; lo fa, invece, lo scioglimento della base, eroso dalle più calde correnti oceaniche. Quello che si riteneva fino a poco tempo fa è che il ghiacciaio avesse in parte perso la capacità di rimpiazzare il ghiaccio distaccatosi e il fronte della calotta stesse continuando ad arretrare.

 

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La nuova ricerca dell’Università di Bristol dà, tuttavia, qualche speranza in più. Gli scienziati hanno impiegato la più recente tecnologia satellitare dell’Agenzia spaziale europea per monitorare la perdita di massa da Pine Island. Hanno così scoperto che il modello di diradamento si sta evolvendo in modo complesso, sia nello spazio che nel tempo, con tassi di assottigliamento oggi più elevati lungo i margini e più lenti nel nel tronco centrale.

Nel dettaglio lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience (testo in inglese), sottolinea come, senza grandi cambiamenti nella forzatura oceanica, sia improbabile una rapida migrazione della linea di galleggiamento («grounding line»), ossia il punto di confine tra la piattaforma galleggiante e il ghiaccio ancorato al terreno. Invece, i risultati supportano simulazioni di modello che implicano che il ghiacciaio continuerà a perdere massa, ma non a tassi molto maggiori rispetto a quelli attuali.

“Potrebbe sembrare una ‘buona notizia’ –  spiega l‘autore principale del documento, il professor Jonathan Bamber – ma è importante ricordare che ci aspettiamo che questo ghiacciaio continui a perdere massa in futuro e che questa tendenza aumenterà nel tempo, solo non così velocemente come stabilito in passato. È molto importante capire perché i modelli stanno producendo comportamenti diversi e comprendere come si evolverà il ghiacciaio”.

 

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