L’Onu lancia l’allarme sulla produzione di combustibili fossili

Tra 10 anni, con i piani attuali, le fossili prodotte saranno il doppio del limite massimo per rispettare la soglia degli 1,5°C decisa a Parigi. Guterres: è “una guerra suicida contro la natura”

Produzione di combustibili fossili
Credits: Redhawk Investment Group da Pixabay

La produzione di combustibili fossili al 2030 aumenta in media del 2% annuo

(Rinnovabili.it) – Stiamo facendo “una guerra suicida contro la natura”. E un report sulla produzione di combustibili fossili dell’Unep, l’agenzia Onu per la protezione dell’ambiente, aiuta a capire “quanto siamo vicini alla catastrofe climatica”. Parola del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

Il diplomatico è intervenuto ieri sullo stato globale del clima per lanciare la volata al Climate Ambition Summit del 12 dicembre, quando gli Stati saranno chiamati ad alzare le loro ambizioni climatiche in vista della COP26 di Glasgow novembre 2021. E ha lanciato l’allarme sulla produzione di combustibili fossili, che allo stato attuale ci farà superare i limiti climatici stabiliti con l’accordo di Parigi. E di molto.

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Secondo il rapporto Production Gap 2020 dell’Unep, il mondo prevede di produrre più del doppio della quantità di fonti fossili nel 2030 di quanto sarebbe coerente con il contenimento del riscaldamento globale. Dito puntato soprattutto contro Australia, Cina, Canada e Strati Uniti, che pianificano le espansioni maggiori.

I paesi hanno piani di allargamento dell’industria fossile che porteranno a un aumento medio annuo del 2%. Nei prossimi 10 anni, la produzione globale di carbone, petrolio e gas dovrebbe invece diminuire ogni anno rispettivamente dell’11%, 4% e 3%, per essere coerente con l’obiettivo di limitare l’innalzamento delle temperature globali a 1,5°C.

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Che fare? Quali sono le vere priorità? Per l’Unep stiamo vivendo un momento cruciale da cui dipenderà gran parte della traiettoria futura del clima. Cioè la pandemia e i piani di ripresa annunciati e in parte già messi in campo dalle principali economie mondiali. Il Covid-19 ha fatto calare – a breve termine – la produzione di carbone petrolio e gas nel 2020. Ma gli Stati non stanno cogliendo l’opportunità per accelerare la transizione ecologica offerta dalla pandemia.

Restano infatti i piani di aumento della produzione pre-Covid. Che verrebbero ‘pompati’ dall’iniezione di fondi provenienti dai piani di ripresa. Ad oggi, si legge nel rapporto, i governi del G20 hanno promesso o stanziato oltre 230 miliardi di dollari in misure anti Covid-19 verso settori responsabili della produzione e del consumo di combustibili fossili. Una cifra molto più alta di quella dedicata alle forme di energia pulita, che si ferma a circa 150 miliardi di dollari. Secondo l’Unep, questa tendenza va invertita senza indugi per raggiungere gli obiettivi climatici.

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