Clima: la migliore qualità dell’aria produce un “effetto climatico covid”

Il crollo dei livelli di inquinamento ha determinato una crescita dell’effetto schiarente e delle radiazioni solari che raggiungono la superficie terrestre. Con effetti sul clima tutt’altro che positivi.

Qualità dell'aria
Credits: Free-Photos da Pixabay

Una maggiore qualità dell’aria, dovuta al blocco da coronavirus, potrebbe avere effetti sui modelli climatici

(Rinnovabili.it) – Con le fabbriche chiuse e le strade relativamente vuote, l’inquinamento atmosferico nelle città di Asia, Europa e Stati Uniti è diminuito del 60% nelle ultime settimane. Tuttavia, i notevoli miglioramenti della qualità dell’aria, dovuti al blocco del coronavirus, potrebbero determinare un aumento della luce solare, influenzando così i modelli meteorologici.

Una migliore qualità dell’aria, associata ad un minor numero di particelle e gas inquinanti, significa che i raggi del sole sono in grado di raggiungere la superficie terrestre con maggiore facilità. Questo ha determinato la crescita del cosiddetto effetto schiarente, cioè una maggiore illuminazione del pianeta. Le misurazioni satellitari hanno infatti mostrato che l’Europa ha sperimentato un effetto di oscuramento della superficie fino alla fine degli anni ’80, seguito da un effetto illuminante quando sono entrate in vigore le normative sull’inquinamento atmosferico.

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Ma la trasformazione dell’aerosol atmosferico (composto da particelle e corpuscoli in sospensione all’interno dell’atmosfera) non solo facilita la dispersione o l’assorbimento delle radiazioni solari, ma può anche modificare le nuvole, rendendole più riflettenti (effetto schiarente) e longeve. Inoltre, al contrario della CO2, gli aerosol restano nell’atmosfera solo per una settimana o due, il che significa che qualsiasi miglioramento della qualità dell’aria viene immediatamente avvertito.

“Con minori quantità di aerosol nell’atmosfera vedremo più radiazioni solari che raggiungono la superficie, e quindi temperature della superficie potenzialmente più calde nelle regioni che normalmente presentano alti livelli di inquinamento atmosferico”, ha sottolineato Laura Wilcox, ricercatrice dell’University of Reading (UK). Tuttavia, definire le conseguenze sul clima e sui fenomeni atmosferici è tutt’altro che semplice.

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L’ipotesi è che esista un cosiddetto effetto climatico covid. Secondo i ricercatori, negli scenari più estremi (quelli con rapidi aumenti della qualità dell’aria) il giorno più caldo dell’anno potrebbe registrare temperature fino a 4° C più alte rispetto a quelle a cui siamo abituati, con un incremento di calore pari a 1/3 della media. Inoltre, soprattutto in Asia, la riduzione dell’inquinamento atmosferico potrebbe comportare piogge monsoniche tropicali più intense, spinte da un maggiore contrasto di temperatura tra oceani e terra.

Tuttavia, anche se cieli più puliti potrebbero accelerare temporaneamente il cambiamento climatico, i pericoli a lungo termine associati al riscaldamento globale sono molto maggiori, secondo i ricercatori. “Continuare a emettere gas serra nell’atmosfera al ritmo attuale porterà a aumenti di temperatura molto superiori rispetto a quelli di un probabile effetto climatico covid. Con ripercussioni sul ciclo globale dell’acqua e causando gravi impatti per le nostre società e gli ecosistemi da cui dipendiamo, ha concluso Wilcox.

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