Un velo di sabbia finora ci ha nascosto l’8% del riscaldamento globale

Le polveri in sospensione sono aumentate del 55% da metà ‘800 ma non sono un fattore tenuto abbastanza in considerazione nei modelli climatici. I granelli di sabbia hanno schermato la Terra da un forcing radiativo effettivo medio globale di 0,07 ± 0,18 W/m2

Riscaldamento globale: l’8% è nascosto sotto la sabbia
Foto di Kurt Cotoaga su Unsplash

Nel 2022 il riscaldamento globale è arrivato a +1,2°C

(Rinnovabili.it) – L’aumento delle particelle di sabbia sospese in atmosfera che si è verificato negli ultimi 170 anni potrebbe aver nascosto l’8% del riscaldamento globale reale. Dalla metà dell’800 a oggi, infatti, la quantità di granuli sabbiosi sollevati dai venti da deserti e altre zone aride è aumentata del 55%. Ma i modelli climatici che usiamo oggi, anche quelli più avanzati, non tengono sufficientemente conto di questo fattore.

Riscaldamento globale col freno a mano tirato

È la conclusione a cui arriva uno studio pubblicato oggi su Nature Reviews Earth & Environment in cui gli autori fanno il punto sulla produzione scientifica in materia. L’effetto su clima della sabbia in sospensione in aria, infatti, è sfaccettato e complesso. In alcuni casi contribuisce al riscaldamento globale, ad esempio quando i granelli si depositano su neve e ghiaccio scurendo la superficie del Pianeta e trattenendo a terra una quantità maggiore di radiazione solare.

In altri casi, invece, contribuisce a raffreddare il clima. Generalmente, finché sono in sospensione, le particelle di sabbia riflettono la radiazione solare lontano dal Pianeta, di fatto lo schermano. Quando fertilizzano gli oceani contribuiscono alla crescita del fitoplankton, che a sua volta assorbe una quota di CO2.

Sommando tutti questi complessi fattori, lo studio conclude che l’effetto finale è un raffreddamento del Pianeta. L’aumento di polvere in aria ha prodotto un forcing radiativo effettivo medio globale di -0,07 ± 0,18 W/m2. “Cancellando” l’8% di global warming. Per tutti questi decenni in cui la curva del riscaldamento globale si è impennata, insomma, “abbiamo avuto il freno a mano tirato”, sintetizza al Guardian la prima firma dell’articolo, Jasper Kok.  

Al variare delle polveri in atmosfera, quindi, potremmo avere difficoltà a prevedere con esattezza l’andamento del global warming, soprattutto per quanto riguarda tempi e capacità di risposta di determinati ecosistemi e biomi. “Gli attuali modelli climatici e le valutazioni climatiche non rappresentano l’aumento storico delle polveri e quindi omettono il forcing radiativo risultante, falsando le proiezioni dei cambiamenti climatici e le valutazioni della sensibilità del clima”, avvertono gli autori.

Articolo precedenteE.ON Academy, il progetto formativo per potenziare le professioni green
Articolo successivoPNRR e incentivi al biometano: approvate le regole tecniche

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui