Rischi climatici: guai in vista per le compagnie petrolifere

I grandi produttori di combustibili fossili dovrebbero ripensare le loro strategie di investimento e diversificare il loro portafoglio. Il rischio è che i loro attuali progetti su sabbie bituminose e scisto possano non generare mai il valore previsto.

Rischi climatici
Credits: a_roesler da Pixabay

Carbon Tracker avvisa le grandi major del petrolio: i rischi climatici potrebbero dimezzare il valore dei progetti in via di sviluppo.

 

(Rinnovabili.it) – Le major petrolifere statunitensi ExxonMobil, Chevron e ConocoPhillips, che hanno investito in sabbie bituminose e progetti di scisto, sono le più esposte a possibili e improvvisi cali della domanda di petrolio che potrebbero essere innescati da politiche più severe sui rischi climatici. Questo è quanto afferma Carbon Tracker nel suo report, prevedendo che i progetti sui combustibili fossili attualmente in via di sviluppo potrebbero vedere dimezzare il loro valore nel prossimo futuro.

 

In Europa, le compagnie petrolifere devono già far fronte a normative più severe in materia di emissioni, specialmente dopo l’insediamento della nuova Commissione, che si è formalmente impegnata a rendere l’Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050. A dicembre, i capi di stato dell’UE hanno approvato l’obiettivo, ora sancito da una legge. Ma anche per il 2030 sono previsti obiettivi più severi. Ciò significa che i progetti petroliferi sviluppati prima del 2025 potrebbero non generare mai il valore previsto, e il rischio di attività bloccate aumenta in tutti i casi, “se il prezzo del petrolio sale o scende”, ha affermato Andrew Grant, capo dell’Unità Petrolio, gas e miniere di Carbon Tracker.

 

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In altri termini, lo studio del think thank mette in evidenza come i grandi produttori di combustibili fossili possano essere soggetti a rischi climatici, vale a dire “rimanere con risorse bloccate”, specialmente se pensano che i governi non prenderanno misure energiche per limitare i cambiamenti climatici. Le stime di Carbon Tracker si basano sul presupposto che i politici agiranno per contenere la minaccia climatica entro il 2025, in linea con le proiezioni dello scenario politico dichiarato dall’Agenzia internazionale per l’energia che, tra l’altro, appare come il più conservatore.

 

L’azione precoce da parte delle compagnie petrolifere semplificherebbe dunque la pianificazione dei rischi climatici. In Europa, infatti, Total, Eni ed Equinor sono considerati i meno esposti ai rischi climatici, perché hanno iniziato a diversificare i loro portafogli con investimenti su energie rinnovabili o stazioni di ricarica per auto elettriche. Al contrario, “il valore dei progetti petroliferi di ExxonMobil è del 40% più sensibile del valore di altri attori nella produzione petrolifera”, ha rilevato il rapporto.

 

Ciò dovrebbe indurre le major petrolifere a ripensare le loro strategie di investimento, dichiara Grand ad Euroactiv. “Non sappiamo quando o come arriverà una risposta politica più forte. Ma la crescente pressione pubblica sui cambiamenti climatici e il calo dei costi tecnologici per le energie rinnovabili costringeranno tutte le compagnie petrolifere ad agire”, sottolinea Grant. Non è più una questione di se ma di quando.

 

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In effetti, alcune major petrolifere hanno già iniziato a disinvestire dalle sabbie bituminose. ExxonMobil è stata probabilmente l’ultima major petrolifera ad approvare un progetto di sabbie bituminose in Canada, alla fine del 2018, ma da allora ha rallentato il ritmo di sviluppo nel sito dell’Alberta settentrionale, dove era prevista la prima produzione nel 2022. Le major petrolifere europee, dunque, sembrerebbero più preparate per la transizione energetica rispetto alle loro controparti americane o cinesi. “È importante rendersi conto che la competitività di un’azienda si basa sul suo intero portafoglio, non solo su alcuni progetti specifici ad alta intensità di capitale, ha affermato Grant.

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