Supervisione ambientale: gli effetti del coronavirus in Cina

Per aiutare l’economia a risollevarsi dopo l’emergenza coronavirus, la Cina intende rivedere i controlli ambientali e dare più tempo al settore produttivo per il raggiungimento degli standard.

Dopo il calo di produzione, il governo di Pechino vuole semplificare i protocolli di supervisione ambientale

(Rinnovabili.it) – Secondo le previsioni, la crescita economica della Cina è stata dimezzata nel primo trimestre di quest’anno a causa dell’epidemia da coronavirus e delle necessarie misure di contenimento che hanno paralizzato la produzione industriale, ostacolando le catene di approvvigionamento e portando ad un forte calo della domanda. Per tale ragione, il governo di Pechino ha dichiarato di voler modificare i protocolli di supervisione ambientale delle aziende per aiutare la ripresa della produzione interrotta dall’epidemia. La modifica dovrebbe consistere nel dare più tempo alle aziende al fine di correggere le proprie criticità in termini ambientali. Tuttavia, non dovrebbe tradursi in un allentamento degli standard climatici.  

“La supervisione ambientale dovrebbe essere adattata in base alle esigenze pratiche e alla situazione socio-economica, ha dichiarato Cao Liping, direttore dell’Ufficio di controllo Ecologico e Ambientale presso il Ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente. “Lo scopo della supervisione ambientale non è quello di chiudere le aziende e frenare la produzione, ma di incoraggiare le aziende a soddisfare attivamente gli standard ambientali, ha continuato. In altre parole, questo significa che gli ispettori ambientali non puniranno le aziende che sono in grado di correggere la propria rotta, anche se il termine entro il quale le aziende dovranno apportare queste correzioni sarà esteso a discrezione.

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Nelle sue intenzioni, il Ministero dell’Ambiente vuole utilizzare l’epidemia di coronavirus come opportunità per migliorare l’efficienza della supervisione ambientale, adottando mezzi più tecnologici e riducendo i controlli sul posto. La Cina, inoltre, vorrebbe esonerare alcune ditte dai controlli nel caso in cui queste fossero coinvolte nella produzione di materiali utilizzati nella lotta contro l’epidemia di coronavirus. Ma non solo: il governo ha anche semplificato le procedure di supervisione ambientale per alcune medie e piccole imprese nel settore dei servizi (tra cui ristoranti, servizi di intrattenimento e hotel) e per alcuni grandi progetti infrastrutturali e di zootecnia, che sono stati duramente colpiti dal virus. Secondo le previsioni ufficiali, 300.000 aziende e 55.000 progetti trarranno vantaggio dalla nuova politica.

Ma un’altra questione si delinea all’orizzonte, ed è quella del trattamento dei rifiuti sanitari. La Cina prevede di istituire strutture per i rifiuti sanitari end-to-end in tutte le città entro la fine del 2020 e in tutte le contee entro giugno 2022, ha affermato il MEE. Il paese ha attualmente una capacità totale di trattamento di rifiuti sanitari di 6.022 tonnellate al giorno, ma alcuni impianti sono stati istituiti temporaneamente o nascono dalla conversione di normali strutture di trattamento dei rifiuti in un periodo di emergenza.

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