Una catena umana di 8 km per dire NO alla lignite

Se i progetti delle aziende Vattenfall e PGE di realizzare sei nuove miniere nella regione della Lusazia andassero avanti, oltre 20 villaggi verrebbero distrutti

Una catena umana di 8 km per dire NO alla lignite

 

(Rinnovabili.it) – Al confine tra Germania e Polonia, nel sottosuolo della regione Lusazia, si nascondono massicci depositi di lignite; un vero e proprio “paradiso energetico” su cui hanno già messo gli occhi Svezia e Polonia. La Vattenfall – società di proprietà dello Stato svedese – e la polacca PGE Energy Group hanno infatti avviato importanti piani di sfruttamento della lignite; peccato che se venissero davvero realizzate le 6 miniere di lignite previste, verrebbero spazzati via oltre 20 villaggi della zona. Per protestare contro il piano di quella che a regime sarà la più grande miniera di lignite a cielo aperto d’Europa, lo scorso sabato 7.500 persone da quasi 30 Paesi fatto sentire la propria voce; o meglio la propria stretta, dal momento che hanno realizzato una spettacolare catena umana, nata per iniziativa di comitati locali e stata sostenuta tra gli altri da Greenpeace, Friends of the Earth e Climate Alliance.

 

Le città di Kerkwitz, in Germania, e Grabice, in Polonia, sono state così unite da 8 chilometri di persone mano nella mano, senza la più piccola interruzione, neppure al confine tra i due Stati, dove la gente manifestava nel fiume Neisse, con l’acqua alle ginocchia.

“Decine di villaggi sono minacciati dai bulldozer e circa 6000 persone rischiano di perdere case e mezzi di sussistenza per far posto a queste miniere di lignite”, spiega Meri Pukarinen, Responsabile Clima a Greenpeace Polonia sottolineando come accanto al dato umano ci sia anche quello ambientale. “L’impatto sul clima […] sarebbe devastante”. Bruciare questo carbone per ottenere energia significherebbe emettere ulteriori 2 miliardi di tonnellate di CO2, più del doppio di quanto oggi la Germania produce ogni anno. “Questo è semplicemente troppo per essere compensato dagli altri settori diversi da quello dell’energia, anche con drastici tagli delle emissioni. Fatevi due conti. La lignite deve rimanere nel terreno”.

 

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