Ai CEO delle multinazionali non interessa l’accordo sul clima

Se i consumatori cambieranno abitudini, saranno costretti ad adattarsi. Ma un accordo sul clima alla COP 21 non cambierà di una virgola le loro agende

Ai CEO delle multinazionali non interessa un accordo sul clima

 

(Rinnovabili.it) – Non ce ne importa niente. Così il 56% degli amministratori delegati di grandi multinazionali hanno risposto ad un sondaggio di Pwc circa il successo della conferenza sul clima di Parigi. Oltre la metà di loro, infatti, afferma che un accordo vincolante alla COP 21 non li spingerà a dare priorità alla questione.

L’azienda ha intervistato 142 dirigenti di imprese internazionali sui rischi di business dei cambiamenti climatici. Solo una minoranza è impegnata attivamente nel processo della conferenza UNFCCC, mentre la maggior parte non conosce il fenomeno né si interroga su di esso. Così almeno spiega Jon Williams, esperto di sostenibilità e clima di PwC.

 

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Williams parla già oggi di Parigi come «occasione perduta» per le imprese, che avrebbero dovuto impegnarsi nel processo politico verso un accordo globale. Esso dovrebbe aprire la strada a normative e regolamenti climatici che proprio le imprese dovranno rispettare in futuro. I CEO sono convinti che la strategia migliore siano le pressioni pubbliche nel breve termine piuttosto che i rischi finanziari di lungo periodo. Circa l’80% ritiene il riscaldamento globale potrebbe influenzare i consumi delle persone e, di conseguenza, sarebbe disposto a preoccuparsene qualora divenisse un problema di business. Altro driver per l’azione sarebbe costituito dalle politiche nazionali sulle emissioni: il 77% degli intervistati ammette che un quadro chiaro e solido per la riduzione dei gas serra li spingerebbe ad adattarsi. Infatti temono un aumento del costo dell’energia nel 62% dei casi.

 

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Un’altra ricerca, uscita ad inizio settimana, raggiungeva conclusioni più ottimistiche, affermando che delle 917 aziende partecipanti, 808 abbiano detto di sostenere un piano giuridicamente vincolante per combattere il cambiamento climatico. Fra esse vi erano anche colossi come Shell, Gazprom, Statoil e ConocoPhillips.

Tuttavia, il fronte ambientalista non è convinto della buona fede dell’industria, e spinge per un minor coinvolgimento delle imprese. Una petizione online da Greenpeace, Amazon Watch e altri gruppi contrari alla partecipazione delle imprese ai negoziati di Parigi ha ricevuto oltre 260 mila adesioni.

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