Clima, per le Isole Marshall è questione di vita o di morte

Anche il piccolo Stato insulare, che rischia di scomparire con il cambiamento del clima, presenta un simbolico piano sulle emissioni per la COP 21

Clima per le Isole Marshall è questione di vita o di morte -

 

(Rinnovabili.it) – L’elenco degli impegni sul clima in vista della COP 21 si allunga ancora con il contributo delle piccole Isole Marshall. Si tratta di due arcipelaghi dell’Oceania, Ratak e Ralik, che costituiscono una nazione insulare ad altissimo rischio per gli effetti del cambiamento climatico. Ieri è arrivata la promessa di riduzione dei livelli di CO2 da parte del governo, che si aspetta di tagliare le emissioni del 32% entro il 2025 rispetto al 2010.

Depositando all’ONU il proprio contributo, le Isole Marshall diventano il primo piccolo Stato insulare ad impegnarsi nell’ambito della Conferenza UNFCCC di Parigi, che si aprirà il prossimo 30 novembre.

Non solo: è anche tra i primi Paesi in via di sviluppo ad impegnarsi per ridurre – anziché limitarsi a rallentare – la crescita delle emissioni di CO2.

 

Clima per le Isole Marshall è questione di vita o di morte 2

 

«Puntiamo ad un taglio del 45% entro il 2030 – ha detto il ministro degli Esteri, Tony de Brum – in linea con la nostra visione a lungo termine di muoverci verso le zero emissioni nette entro il 2050».

Nello sforzo internazionale per frenare il riscaldamento globale, si tratta di numeri irrisori. Le Marshall contano appena 68.000 abitanti e praticamente nessuna industria, perciò rappresentano una percentuale infinitesimale dell’inquinamento planetario. Nonostante questo, il contributo non va preso sottogamba, poiché vuol essere da sprone per i Paesi più ricchi e potenti, dato che il cambiamento climatico è questione di vita o di morte per i piccoli Stati insulari. Essi infatti rischiano di rimanere sommersi a causa dell’innalzamento del livello dei mari.

 

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«Come popolo e come nazione, la nostra stessa sopravvivenza è minacciata dagli effetti del cambiamento climatico – ha detto de Brum – Vogliamo fare in modo che la voce dei più vulnerabili sia ascoltata nel processo negoziale, e presa sul serio».

In qualità di membro dell’Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS), le Isole Marshall chiedono che l’aumento della temperatura globale venga limitato a 1.5 ºC rispetto ai livelli preindustriali, un target più ambizioso della soglia dei 2.0 ºC sposata dall’UNFCCC.

Visti i numeri contenuti negli impegni sul clima degli Stati che finora li hanno presentati, tuttavia, anche il target più conservativo rischia di non essere raggiunto.

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