Germania: con Daimler, torna alla ribalta il “diesel gate”

219 investitori istituzionali (tra cui banche, compagnie assicurative, fondi sovrani e fondi pensione) accusano la casa automobilistica tedesca di non essere stati sufficientemente informati in merito ai rischi e ai costi legati all’avere deliberatamente nascosto l’uso di dispositivi illegali istallati nei veicoli diesel prodotti dalla società.

Daimler
Credits: Piqsels

Lo studio legale TILP accusa Daimler di aver truffato gli investitori nascondendo l’uso di un software per mascherare le emissioni delle auto.

 

(Rinnovabili.it) – Alcuni investitori hanno fatto causa a Daimler, produttore tedesco di automobili e mezzi di trasporto per l’impiego militare e civile con sede a Stoccarda, per 896 milioni di euro, accusando la casa automobilistica di nascondere l’adozione di un software per la manipolazione dei dati sulle emissioni.

 

La denuncia nei confronti della casa automobilistica tedesca è stata presentata dallo studio legale TILP, specializzato nella rappresentanza di investitori istituzionali in azioni legali in Germania. La causa, infatti, è stata presentata proprio per conto di 219 investitori istituzionali (tra cui banche, società di gestione del capitale, compagnie assicurative, nonché fondi sovrani e fondi pensione tedeschi e di altri Stati membri dell’Unione Europea, Nord America, Asia e Australia), che accusano Daimler di non aver informato sufficientemente in merito ai rischi e ai costi legati all’avere deliberatamente nascosto l’uso di dispositivi illegali istallati nei veicoli diesel prodotti dalla società. Secondo TILP, a causa di questa condotta il prezzo delle azioni di Daimler è sceso da oltre 90 euro a meno di 60 euro dal 2012 al 2018, provocando dei danni agli investitori.

 

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Nel settembre del 2015, le ormai famigerate manipolazioni diesel da parte del Gruppo Volkswagen sono diventate pubbliche. In quell’occasione, Daimler aveva reagito insistendo sul fatto che nulla di simile era accaduto con i suoi veicoli e negando categoricamente qualsiasi accusa di manipolazione. All’epoca, il CEO di Daimler, Dieter Zetsche, è stato personalmente coinvolto e, in un’intervista rilasciata all’edizione domenicale del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, aveva affermato che “nessun dispositivo che possa limitare l’efficacia del trattamento delle emissioni viene utilizzato da Mercedes-Benz”, marchio gestito da Daimler.

 

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Quasi tre anni dopo, tuttavia, il Kraftfahrt-Bundesamt (l’Autorità federale dei trasporti automobilistici) giunse a una conclusione diversa e ordinò un primo richiamo, nel maggio del 2018, dei veicoli Daimler dotati di dispositivi illegali per mascherare le emissioni dei motori diesel. Nel giugno di quell’anno, il ministro federale dei trasporti Andreas Scheuer annunciò che il governo avrebbe ordinato che 238.000 veicoli Daimler fossero immediatamente richiamati in tutta la Germania a causa di dispositivi non autorizzati. In Europa, sono stati trovati circa 774.000 veicoli contenenti il software illegale.

 

La casa automobilistica tedesca ha fatto sapere di non essere stato ancora informato formalmente della causa, aggiungendo di ritenerla infondata. “Ci difenderemo dalle accuse con tutti gli strumenti giuridici a disposizione”, ha dichiarato oggi un portavoce a Reuters.

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