Emirati Arabi: rinnovabili dallo 0 al 24% entro i prossimi 6 anni

Il piano per il taglio delle emissioni lascia a desiderare, ma spicca l’investimento massiccio in energie rinnovabili di un Paese tradizionalmente fossile

Emirati Arabi rinnovabili dallo 0 al 24 entro i prossimi 6 anni

 

(Rinnovabili.it) – Gli Emirati Arabi Uniti prevedono di ricavare il 24% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2021, un bel passo avanti rispetto allo 0,2% del 2014. È questa la misura più concreta contenuta nell’impegno per il clima presentato alle Nazioni Unite ieri, tre settimane dopo la scadenza ufficiale per il deposito degli INDCs (Intended Nationally Determined Contributions).

Si tratta del secondo Paese del Golfo a rendere nota la sua strategia contro il riscaldamento globale dopo l’Oman, ed è il 153° membro dell’UNFCCC su 196 a farlo. Il resto del piano è a dir poco lontano dalle necessità globali. A differenza di molti altri, la federazione di sette sceiccati non ha fissato un obiettivo a per contenere le emissioni di gas serra. Agli Emirati interessa l’idea di un accordo sul clima non vincolante, limitato a contributi volontari. La stessa posizione degli Stati Uniti, e uno dei temi che hanno ormai convinto gli osservatori del limitato effetto di questa prossima COP 21 sui cambiamenti climatici.

L’impegno è ritenuto dagli EAU «coerente con il riconoscimento delle circostanze particolari dei Paesi in via di sviluppo con alta dipendenza da combustibili fossili». Anche se presenta l’economia più diversificata del Golfo, lo Stato dipende da petrolio e gas per circa il 25% della sua ricchezza.

 

Emirati Arabi rinnovabili dallo 0 al 24 entro i prossimi 6 anni 2Nonostante i suoi cittadini siano i 19esimi più ricchi del mondo, la monarchia costituzionale non ha aperto i cordoni della borsa per aiutare i Paesi poveri nella mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.

«Lo sviluppo non è solo ricchezza – si è giustificato il negoziatore climatico Majid Al Suwaidi alla COP 20 di Lima dello scorso anno – Ci rendiamo conto che è una cosa a breve termine e dobbiamo pensare alle nostre prospettive future. Anche se stiamo lavorando molto duramente per diversificare la nostra economia, rimaniamo molto dipendenti dai combustibili fossili».

La strategia conservativa si inserisce in un quadro più ampio, che vede tutti gli Stati esportatori di petrolio molto restii a impegnarsi in un taglio delle emissioni. L’Oman, ad esempio si è offerto di ridurre i gas serra del 2% rispetto a uno scenario business as usual entro il 2030: ciò significa che, a livello assoluto, le emissioni cresceranno invece di diminuire. L’Arabia Saudita, il Venezuela e la Nigeria non hanno ancora presentato alcun piano. Stesso discorso per l’Iran, il più grande inquinatore a restare ancora nell’ombra. Il Paese si propone di svelare il suo piano a metà novembre, secondo quanto riferito da Bloomberg. Abdalla Salem El-Badri, capo dell’OPEC, ha difeso di recente i suoi membri per il loro ritardo.

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