Emissioni di etano e propano sottostimate del 50%

I livelli dei due idrocarburi, legati allo sviluppo del gas naturale e in particolare del fracking, sono due o tre volte più alti del previsto. Con conseguenze preoccupanti

emissioni

 

Le emissioni del fracking sono più alte del previsto

 

(Rinnovabili.it) – I livelli globali di etano e propano nell’atmosfera sono sottostimati di oltre il 50%. Conclusioni sorprendenti quelle cui è giunta una nuova ricerca internazionale, guidata dall’Università di York.

Il documento parte dai dati raccolti da 20 osservatori in tutto il mondo, per capire la reale portata delle emissioni di questi idrocarburi. Se etano e propano vengono rilasciati a un tasso superiore a quanto stimato, allora diventa opportuno rivalutare quanta parte della crescente concentrazione di metano in atmosfera sia dovuta al settore del petrolio e del gas naturale. Potremmo facilmente scoprire che il gas estratto con il fracking, supportato politicamente perché ritenuto meno inquinante del carbone, è in realtà poco diverso.

 

>> Leggi anche: Fracking, negli USA un pozzo su 6 perde metano <<

 

Infatti, la crescita di etano e propano registrata dai ricercatori viene per lo più dalle fuoriuscite che si verificano durante l’estrazione e la distribuzione del gas naturale, soprattutto con il fracking. Il nuovo studio mostra che le emissioni globali di questi idrocarburi sono 2-3 volte più alte di quanto si pensasse in precedenza. Si tratta, fra l’altro, di sostanze particolarmente dannose nelle grandi città. Come gli altri idrocarburi, infatti, quando l’etano e il propano si mescolano con gli ossidi di azoto dispersi da veicoli e centrali elettriche, formano l’ozono troposferico, presente nello strato più basso dell’atmosfera. In pratica inquinano l’aria che respiriamo. Mentre l’ozono stratosferico, presente nel secondo strato di atmosfera terrestre non è dannoso ma anzi utile, quello che si ferma a livello del suolo ha conseguenze dannose per gli ecosistemi e la salute umana.

Gli autori della ricerca, forti del risultato, chiedono ora di effettuare ulteriori indagini sulle emissioni di metano causate dal settore dei combustibili fossili. Se nuovi dati supporteranno il decisivo contributo del settore del gas alla formazione di ozono, molte delle giustificazioni allo sviluppo degli idrocarburi non convenzionali andranno a cadere.

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