Sottostimati i fondi per l’adattamento al cambiamento climatico

Per proteggere le comunità più vulnerabili dagli effetti catastrofici del cambiamento climatico servono 5 volte i soldi stimati dalla Banca Mondiale

Cambiamento climatico adattarsi costerà 5 volte di più 2

 

(Rinnovabili.it) – L’adattamento al cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo potrebbe costare quattro o cinque volte più del previsto entro il 2050. Lo afferma il Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) nel suo Adaptation Finance Gap Report 2016, rilasciato ieri.

Il rapporto fotografa una situazione molto problematica sul fronte dei finanziamenti per la protezione delle comunità dagli effetti più gravi del riscaldamento globale. In sostanza, l’ammontare di risorse accantonate a livello internazionale per questi investimenti è drammaticamente inferiore al minimo indispensabile per evitare catastrofi.

La crescita dei fondi stanziati a livello bilaterale e multilaterale negli ultimi 5 anni ha portato il totale a 22,5 miliardi di dollari, secondo l’UNEP. Ma nonostante questo, avvertono gli analisti, se non vi sarà un aumento dei finanziamenti, a metà secolo vi sarà un gap significativo tra quanto versato e quanto necessario per fronteggiare l’impatto del cambiamento climatico.

 

Cambiamento climatico adattarsi costerà 5 volte di più 3«Questo report rappresenta un potente avvertimento – ha detto Ibrahim Thiaw, direttore esecutivo dell’UNEP – Il cambiamento climatico continuerà ad avere seri costi economici, a meno che non vengano fatti progressi significativi per assicurare nuovi, ulteriori e innovativi finanziamenti per l’adattamento».

Le precedenti stime, effettuate dalla Banca Mondiale nel 2010, valutavano il costo tra i 70 e i 100 miliardi di dollari l’anno per il periodo 2010-2050. Ma ora le Nazioni Unite ritengono che questi dati siano viziati da una grave sottovalutazione. I veri costi dell’adattamento, infatti, si attesterebbero fra i 140 i 300 miliardi l’anno fino al 2030, per salire fino a 280-500 al 2050.

Non ci sarebbe modo di ridurre queste cifre nemmeno se i leader globali riuscissero a raggiungere gli obiettivi stabiliti per il 2100, cioè un aumento massimo delle temperature globali di 2 °C.

 

La raccomandazione dell’UNEP ai Paesi sviluppati è chiara: non si può investire corposamente nelle azioni di mitigazione e trascurare l’adattamento. Eppure è esattamente quello che sta succedendo. Nessuna economia “ricca” ambisce a privarsi di risorse senza un ritorno economico, e la mitigazione catalizza una allocazione di risorse più generosa proprio perché si può trasformare in occasione di business per le grandi imprese occidentali nei territori più esposti al cambiamento climatico.

L’accordo di Parigi chiede che vi sia un’equa ripartizione fra i finanziamenti per mitigazione e adattamento, una esortazione che non ha precedenti. Il problema è che non vi sono vincoli per gli aderenti al protocollo, e nessuna sanzione se non verrà rispettato.

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