Anche il piccolo Gibuti rilascia l’impegno sul clima

È l’ultimo Paese ad aver presentato all’ONU il suo piano di riduzione delle emissioni. Ma per fare di meglio serve un aiuto del Fondo verde per il clima

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(Rinnovabili.it) – La Repubblica di Gibuti, nel Corno d’Africa è al momento l’ultimo Paese a presentare il suo impegno di riduzione del carbonio alle Nazioni Unite prima del vertice sul clima di dicembre a Parigi (COP 21).

Il Gibuti si è impegnato a ridurre le emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 rispetto ad uno scenario business-as-usual. Ma il governo ha detto che l’obiettivo potrebbe salire al 60% se solo venissero erogati ulteriori finanziamenti da parte della comunità internazionale per sostenere gli sforzi di decarbonizzazione.

 

L’impegno fa parte degli INDCs (Intended Nationally Determined Contributions), che tutti i Paesi sono tenuti a presentare alle Nazioni Unite entro l’ottobre di quest’anno, dettagliando come intendono ridurre le emissioni di carbonio e aumentare la resilienza climatica nell’ambito di un nuovo accordo internazionale.

Il Gibuti è una delle nazioni più povere del mondo, oltre ad essere tra le più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici, come estrema siccità, innalzamento del livello del mare e inondazioni.

Il governo ha detto che investirà più di 3.8 miliardi di dollari in collaborazione con la comunità internazionale per raggiungere il suo obiettivo di riduzione del carbonio, con l’obiettivo di diventare una vetrina per lo sviluppo sostenibile nella regione del Mar Rosso. Già oggi sta sviluppando nuove “strategie nazionali verdi” per l’economia, la biodiversità e il cambiamento climatico.

 

Anche il piccolo Gibuti rilascia l’impegno sul clima

 

Tuttavia, secondo l’esecutivo basterebbero 1.6 miliardi di aiuti in più provenienti da fonti come il recente Fondo verde per il clima per consentire di ridurre le emissioni del 60 per cento entro il 2030, permettendo il ritorno del paese ai livelli del 2010.

Secondo la Banca Mondiale, la siccità in Gibuti tra il 2008 e il 2011 ha causato una contrazione economica annuale di circa il 3.9 per cento del PIL. Tuttavia, il Paese ha già investito in una vasta gamma di misure di resilienza per ridurre le perdite: ad esempio, ha riqualificato la diga al fine di proteggere le persone dal rischio di esondazione del fiume e ha aggiornato i suoi piani di emergenza. Questo ha permesso di ridurre il numero delle vittime e i disagi.

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