Goletta verde in Puglia: la depurazione fa ancora cilecca

Goletta Verde presenta i risultati del monitoraggio in Puglia: il 20% dei depuratori presenta criticità mentre il 19% è soggetto a scarichi anomali

Goletta Verde in Puglia

 

 

(Rinnovabili.it) – Bene ma non benissimo. La pagella delle acque pugliesi è quella di un alunno che si impegna ma senza raggiungere le sue piene potenzialità. Il monitoraggio di Goletta Verde in Puglia – il battello approderà approderà domani a Manfredonia per la sua ultima tappa regionale – mostra una situazione complessivamente soddisfacente, ma con alcuni problemi ancora da risolvere. Sono solo sette su trenta, infatti campionamenti (eseguiti in corrispondenza delle foci di fiumi, canali e torrenti) a risultare fuori dai limiti di legge. Ma di questi, cinque sono stati classificati dai tecnici di Legambiente come “fortemente inquinati”: la foce del torrente Candelaro a Manfredonia; la foce del canale contrada Posticeddu sul Litorale Apani a Brindisi; la foce del canale Reale a Torre Guaceto, nel comune di Carovigno; la spiaggia di fronte al canale Ostone (Canale dei Cupi) a Taranto; la foce del torrente sulla litoranea di Ponente di Barletta.

 

“Il risultato del monitoraggio di Goletta Verde – afferma Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – ci consegna una fotografia nel complesso positiva, anche se permangono le criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali. Sul fronte della depurazione scendono a 4 gli impianti che scaricano nel sottosuolo e, dai 2.493 controlli effettuati da Arpa Puglia, emerge che il 20% dei depuratori non rispetta i limiti tabellari per almeno un parametro monitorato”.

 

Nel complesso, spiega associazione, sono 185 gli impianti di depurazione a servizio degli agglomerati pugliesi, di cui 183 gestiti da Acquedotto Pugliese e 2 gestiti direttamente dai comuni (Lesina Marina e Sannicandro Garganico-Torre Mileto). Tra questi, tuttavia, solo 17 sono dotati di stazione di trattamento “bottini”, vale a dire dei rifiuti liquidi provenienti dallo svuotamento delle fosse settiche o dai pozzi neri , casi in cui manca la rete di fognatura dinamica.

La scarsa disponibilità idrica superficiale naturale condiziona fortemente la tipologia dei recapiti finali nella regione e fa sì che il 78% sia costituito da lame e corsi d’acqua minori o dal suolo (attraverso trincee drenanti) e il 16% dal mare. Gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo, con grave rischio di inquinamento delle falde acquifere, sono 4 (Casamassima Vecchio, Lesina Marina, Manduria Vecchio e Martina Franca), 3 in meno di quelli recapitanti nel sottosuolo nel 2016. Nel complesso il 20% dei depuratori presenta criticità mentre il 19% è soggetto a scarichi anomali.

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