Guterres: “I cambiamenti climatici si muovono più veloci di noi”

Il segretario generale dell’ONU chiede ancora una volta volontà politica, innovazione e finanziamenti climatici. “Quanti altri campanelli d’allarme dovranno suonare prima che il mondo raccolga la sfida?”

cambiamenti climatici
Foto di UNICEF / Moreno Gonzalez

 

Solo due anni di tempo per agire contro i cambiamenti climatici

(Rinnovabili.it) – Non bastano i vertici internazionali, le promesse fatte a favore di obbiettivo fotografico, gli accordi mondiali ratificati: i cambiamenti climatici “si stanno muovendo ancora più veloci di noi”. Così il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, cerca di smuovere una coscienza politica apparentemente addormentata. Parlando dal Palazzo di vetro, il numero uno delle Nazioni Unite torna sulla questione climatica con nuova urgenza. “Gli scienziati sono preoccupati che, a meno che non venga intrapresa un’azione accelerata entro il 2020, l’obiettivo di Parigi possa diventare irraggiungibile”, ha dichiarato il politico portoghese ai giornalisti riuniti nel quartier generale di New York.

 

Gli ultimi dati forniti dalla IEA confermano che nel 2017 le emissioni legate al settore energetico sono tornate a crescere dopo ben quattro anni di calma piatta, raggiungendo un massimo storico di 32,5 gigatonnellate. Non solo. Nell’ultimo anno sono aumenti (più 11 per cento) anche i finanziamenti bancari alle fonti più inquinanti, toccando la cifra di 115 miliardi di dollari a livello mondiale. Il tutto mentre si aspetta ancora che i Paesi ricchi onorino l’impegno di fornire 100 miliardi di dollari all’anno come finanziamenti climatici.

 

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“Sto cominciando a chiedermi quanti altri campanelli d’allarme debbano suonare prima che il mondo raccolga la sfida”, ha dichiarato Guterres, sottolineando come il 2017 sia stato caratterizzato da un vero e proprio caos climatico. I disastri legati alle condizioni meteorologiche estreme hanno causato danni finanziari per 320 miliardi di dollari, rendendo il 2017 l’anno più costoso di sempre per queste perdite.

 

In termini sociali ed economici, la stagione degli uragani dell’Atlantico è stata devastante: in un istante ha spazzato via decenni di sviluppo. Nell’Asia meridionale le inondazioni legate ai monsoni hanno colpito 41 milioni di persone. In Africa, la siccità ha spinto quasi 900.000 persone ad abbandonare la propria casa. La copertura di ghiaccio marino artico in inverno ha raggiunto il suo livello più basso, e gli oceani sono oggi più caldi e più acidi di qualsiasi altro periodo della storia. E primi mesi del 2018 non sembrano aver preso una direzione diversa. “Questo tsunami di dati dovrebbe creare una tempesta di preoccupazione”, ha aggiunto il capo ONU, annunciando l’intenzione di convocare per l’anno prossimo un vertice sul clima a New York. “L’età della pietra non è finita perché il mondo aveva esaurito le pietre. È finita perché c’erano alternative migliori. Lo stesso vale oggi per i combustibili fossili”.  L’obiettivo da raggiungere è chiaro e lo spazio d’azione ridottissimo: le emissioni globali dovranno essere ridotte di almeno il 25 per cento nei prossimi due anni.

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