Habitat rocciosi nell’Adriatico, 3 milioni di euro per sfruttarli in maniera sostenibile

Il progetto scaturisca dal programma europeo Interreg Italia-Croazia 2014-2020. L’obiettivo è promuovere attività come acquacoltura, pesca e turismo sostenibile.

adrireef ravenna

 

Gli habitat rocciosi naturali e artificiali del mare Adriatico sono una risorsa da valorizzare e da utilizzare in modo sostenibile, per sviluppare e promuovere diverse attività come l’acquacultura, la pesca e forme di turismo alternativo e sostenibile che possano apportare benefici socio-economici rispettando, al tempo stesso, gli ecosistemi naturali in accordo con i principi della Blue Economy.

 

Questo l’obiettivo di ADRIREEF – Innovative exploitation of Adriatic Reefs in order to stregthen blue economy, progetto finanziato con circa 3 milioni di euro nell’ambito del programma europeo Interreg Italia-Croazia 2014-2020. ADRIREEF si propone di identificare le aree marine utilizzabili per scopi economici, definendo linee guida utili agli stakeholder per lo sviluppo di attività imprenditoriali sostenibili, attraverso una mappatura e classificazione degli habitat rocciosi naturali e artificiali e un loro monitoraggio con tecnologie innovative a basso impatto ambientale, che verranno testate in diversi casi studio. Tutti i dati prodotti saranno accessibili online e altri Paesi potranno beneficiare delle esperienze e delle best practices che ne deriveranno.

 

Iniziato nel dicembre 2018, il progetto terminerà nel maggio 2021. A far da capofila è il Comune di Ravenna, coadiuvato da 10 partner italiani e croati appartenenti ad amministrazioni pubbliche, enti privati, enti di ricerca e università. Tra le tante attività, verranno anche mappati gli habitat rocciosi naturali e artificiali presenti lungo la costa adriatica italiana e croata mediante la ricerca bibliografica e appositi questionari. Si procederà poi all’analisi delle regolamentazioni vigenti a livello comunitario, mediterraneo, nazionale e locale. Verranno infine identificati casi studio rilevanti nei due Paesi e tecnologie innovative ed ecocompatibili per il monitoraggio degli habitat scelti.

 

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Il Cnr-Irbim condurrà un caso studio presso una barriera artificiale installata lungo un tratto della costa marchigiana sede di un turismo ben sviluppato ma caratterizzato da una forte stagionalità e dove alcune attività come il diving, la pesca ricreazionale e la pesca turismo hanno ancora un ruolo marginale. L’acquisizione di alcuni parametri ambientali – come ad esempio correnti, temperatura e torbidità – e la loro trasmissione a terra in tempo reale potranno fornire informazioni utili per il diving, consentendo anche di prolungare la stagione subacquea. Inoltre, mediante un sofisticato sistema di acquisizione immagini e short movies subacquei, anch’essi trasmessi a terra, sarà possibile coinvolgere una vasta platea costituita anche da persone che non praticano o non possono praticare di diving, promuovendo anche altre attività quali la pesca ricreazionale e sportiva con lo sviluppo di nuove figure professionali come, ad esempio, l’istruttore di pesca.

 

Grazie all’applicazione di metodologie innovative per l’acquisizione di immagini, sarà possibile inoltre un’accurata stima della biomassa di mitili insediati sui moduli artificiali e della comunità ittica che popola la barriera, con indicazioni per un suo sfruttamento sostenibile da parte della pesca artigianale professionale e per la raccolta dei mitili con una conseguente diversificazione del prodotto rispetto a quello derivante dagli impianti flottanti di mitilicoltura, con ulteriori possibilità di introito sia per i mitilicoltori, sia per i pescatori professionali.

 

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