Anche l’India ratificherà l’accordo sul clima il 22 aprile

Raggiunto il numero minimo di Stati e la quantità di emissioni necessarie a far partire le misure contenute nell’accordo sul clima

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(Rinnovabili.it) – Sarà stata la pressione della promessa congiunta di Stati Uniti e Cina, sarà che nel protocollo non ci sono impegni vincolanti, ma anche l’India ha annunciato che ratificherà l’accordo sul clima raggiunto alla COP 21 lo scorso dicembre.

La dichiarazione viene dal ministro dell’Ambiente, Prakash Javedekar, secondo cui «il patto sarà ratificato durante la cerimonia prevista il 22 aprile a New York presso la sede delle Nazioni Unite». Altre 100 nazioni che hanno partecipato alla Conferenza di Parigi firmeranno il protocollo in quella data, raggiungendo il “quorum” necessario a farlo entrare in vigore.

Il Ministro non ha mancato di sottolineare che il Paese si impegnerà sul sentiero del rinverdimento economico tenendo presenti le responsabilità comuni ma differenziate tra le nazioni in via di sviluppo e le economie occidentali. Con questo linguaggio, Javadekar sta dicendo che l’India interpreterà nella maniera meno stringente possibile il testo dell’accordo sul clima. Un testo che lascia ampio margine alla politica per implementare i propri impegni, ma allo stesso modo lascia tutta la libertà di disattenderli completamente.

 

Anche l'India ratificherà l'accordo sul clima il 22 aprile
Prakash Javadekar

Dicendo che il cambiamento climatico è ormai una realtà conclamata, il ministro dell’Ambiente indiano ha sottolineato che l’aumento di un grado della temperatura globale rispetto ai livelli preindustriali è stato provocato da 150 anni di emissioni incontrollate da parte dei Paesi sviluppati. L’India, ha detto Javadekar, è responsabile solo per il 3% del totale. In sostanza, l’avvertimento suona così: noi firmiamo il trattato, ma non metteteci fretta perché continueremo a bruciare carbone finché ne abbiamo.

Va detto che il Paese ha qualche buona intenzione. Non per nulla il presidente Narendra Modi ha promesso di installare 100 GW di fotovoltaico entro il 2022. Ma il processo non avanza al ritmo necessario. Le regole del commercio internazionale (scritte in primis dagli Stati Uniti) stanno mettendo i bastoni tra le ruote al governo. Di recente, Washington ha vinto una causa presso la WTO contro nuova Delhi. La sentenza impedisce al governo indiano di obbligare gli investitori del fotovoltaico a reperire materiali e manodopera sul territorio. Se l’esecutivo sperava di creare un tessuto economico locale improntato alle energie rinnovabili, dovrà farne a meno. Le leggi commerciali cozzano direttamente con l’urgenza dell’azione climatica. Eppure, al contrario dell’accordo di Parigi, sono vincolanti.

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