L’India seppellisce i diritti umani nelle miniere di carbone

La denuncia di Amnesty: le persone cacciate dalle loro terre in modo illegale sono decine di migliaia, spesso costrette con la forza e senza ricevere alcuna compensazione

L’India seppellisce i diritti umani nelle miniere di carbone

 

(Rinnovabili.it) – Abitazioni distrutte dai bulldozer senza preavviso né compensazioni, terre rubate alle comunità locali per espandere le miniere di carbone, in palese violazione dei diritti umani. È quello che succede quotidianamente in India, negli stati di Jharkhand, Odisha e Chhattisgarh. Sotto accusa finisce la compagnia statale Coal India grazie a un rapporto di Amnesty International pubblicato oggi e basato su un lungo lavoro sul  campo e centinaia di interviste agli sfollati.

La risposta del governo non si è fatta attendere, a stretto giro una nota del ministero dell’Energia indiano replica che le accuse sarebbero “una cospirazione per far deragliare lo sviluppo e il progresso dell’India”. Ma le prove raccolte nel dossier sono molte e la situazione non è certo nata ieri, per cui è piuttosto difficile insabbiare le tracce. Nel 2005 il governo aveva steso un piano d’emergenza che puntava tutto sulla produzione di carbone per supplire alle necessità del paese, alle prese con un processo di rapida industrializzazione messo a rischio da un piano energetico nazionale carente. In conseguenza, 16 miniere di carbone già esistenti erano state identificate come siti da espandere a tutti i costi.

 

I “costi” sono interi villaggi, comunità locali che si sono visti sottrarre le loro terre in modo totalmente illegale, senza ricevere nulla in compensazione, e spesso costrette ad abbandonare la proprie case in fretta mentre i bulldozer della Coal India avanzavano per abbatterle. Il maggior numero di casi ha colpito le comunità aborigene degli Adivasi, oltre 10mila persone costantemente tagliate fuori dal processo decisionale che riguarda terra, risorse e diritti.

L’India – il secondo consumatore mondiale di carbone, dopo la Cina – aveva avviato già nel 1979 un programma di requisizione delle terre di queste comunità dietro la promessa di posti di lavoro e compensazioni. Lavoro e denaro che non sono mai arrivati. Ad altri è andata anche peggio. “Gli abitanti di questi villaggi – spiega l’attivista ambientale Laxmi Chauhansono allontanati con la forza, vengono picchiati finché non se ne vanno. Interi villaggi vengono svuotati così. E loro non ottengono nulla in cambio”.

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