Inquinamento oceanico: i primi risultati di Race for Water Odyssey

La spedizione ambientalista lancia l’allarme: Azzorre, Bermuda e Isola di Pasqua contaminati da macro e micro detriti di plastica

Foto di R4WO
Foto di R4WO

 

(Rinnovabili.it) – Race for Water Odyssey (R4WO) la spedizione ambientale partita a marzo 2015 per studiare l’inquinamento oceanico, non conosce sosta. Nonostante il recente capovolgimento della sua ammiraglia al largo delle Chagos lo corso 12 settembre, la R4WO prosegue il suo viaggio nelle acque mondiali “all’inseguimento” dei grandi vortici di rifiuti plastici. E mentre l’equipaggio segna sulla carta il percorso verso le Rodrigues Island (prossima tappa della spedizione), vengono fornite le osservazioni preliminari sui dati finora raccolti.

 

I risultati non sono rassicuranti: l’analisi combinata dell’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) e R4WO ha confermato un allarme acceso ormai da tempo dalla comunità  scientifica, concludendo che l’inquinamento oceanico da plastica ha raggiunto gli angoli più remoti del globo e in grandi quantità. Durante i primi sei mesi della spedizione, il progetto ha raccolto campioni dalle spiagge di diverse isole diverse nel Nord Atlantico e il Nord e Sud del Pacifico. Il Laboratorio Ambientale Centrale di EPFL sta effettuando un’analisi tipologica dei campioni di plastica raccolti a cui seguirà il lavoro dell’Università di Bordeaux in Francia per valutarne la tossicità sulle uova di pesce e quello dell’HEIA di Friburgo, dove si studieranno gli inquinanti assorbiti a livello delle micro-plastiche. Benché i test siano ancora all’inizio, i primi risultati sono già allarmanti.

 

Foto di R4WO
Foto di R4WO

 

I campioni raccolti nelle Azzorre, Bermuda e Isola di Pasqua hanno dimostrato la presenza costante di macro (> 2,5 mm) e micro (<5 mm) detriti. Le cause? Da un lato, le fonti locali di rifiuti, le operazioni di pulizia della spiaggia e la vicinanza dei grandi centri urbani che possono influenzare la concentrazione dei rifiuti macro. Dall’altro, la vicinanza ai vortici di plastica, le gigantesche isole di rifiuti galleggianti e la natura altamente variabile dei sistemi meteo e delle condizioni oceaniche. La plastica dura rappresenta tra il 40 e il 74% della quantità totale di macro polimeri rinvenuti, seguiti da reti da pesca, filtri spugnosi, capsule, film e sigarette. Per fare un lavoro accurato, la spedizione ha ingaggiato anche ‘eBee’, drone prodotto dalla elvetica SenseFly, per creare mappe ad alta risoluzione di spiagge e aree offshore studiate. L’obiettivo è quello di valutare le capacità di questa innovativa tecnologia e creare una banca immagini che registri e identifichi i rifiuti.

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