Così il consumo di energia ha cambiato l’impronta geologica dell’umanità

Dal 1950 a oggi il fabbisogno energetico è cresciuto in maniera drammatica e con esso anche la popolazione umana, l’attività industriale, l’inquinamento e il degrado ambientale

consumo di energia
Foto di Ralf Vetterle da Pixabay

Studiati i fattori che hanno spinto la Terra verso la nuova epoca geologica dell’Antropocene

(Rinnovabili.it) – Il crescente consumo di energia che ha caratterizzato gli ultimi 70 anni della storia umana è rimasto ben impresso nel terreno. Oggi, nei suoi strati rocciosi, è possibile leggere distintamente quanto sia mutata la nostra impronta e quanto questa abbia cambiato la Terra. A riportare le tracce di quello che oggi viene definito Antropocene, è un nuovo documento pubblicato Nature Communications Earth and Environment (testo in inglese). Il lavoro, guidato dalla professoressa Jaia Syvitski, ha analizzato per la prima volta in maniera approfondita i principali impatti planetari causati dall’aumento del consumo di energia e da altre attività umane. E ha così potuto dimostrare la presenza di chiari cambiamenti fisici, chimici e biologici a livello geologico a partire dall’anno 1950. Cambiamenti che a livello mondiale hanno alterato oceani, fiumi, laghi, coste, vegetazione, suolo, chimica e clima.

Che le attività antropiche avessero avuto un impatto così vasto sulla vita planetaria non è una novità. È dagli inizi del 2000 che tra geologi e non si è andato consolidando il termine Antropocene, definizione semi-ufficiale di una nuova epoca in cui sono ben visibili le modifiche strutturali, territoriali e climatiche apportate dell’uomo. Tuttavia ad oggi questa definizione rimane solo una proposta. Finora, infatti, né la Commissione internazionale sulla stratigrafia né l’Unione internazionale delle scienze geologiche hanno ufficialmente approvato il termine come suddivisione riconosciuta del tempo geologico. 

La nuova ricerca, condotta non a caso dal gruppo interdisciplinare dell’Antropocene Working Group, costituisce un nuovo passo avanti per l’ufficializzazione. Lo studio ha documentato, innanzitutto, i fattori naturali del mutamento ambientale negli ultimi 11.700 anni, noto come Olocene, ossia l’epoca geologica attuale. Quindi hanno cercato di individuare delle metriche quantificabili che consentissero un confronto diretto tra Antropocene e Olocene. Questa fattori sono stati: la popolazione umana, il suo consumo di energia e la produttività economica. L’analisi ha anche valutato come l’azione antropica abbia influito su i paesaggi, alterato i fiumi, cambiato il clima, influito sui cicli biogeochimici e alterato la biodiversità.  “Questa è la prima volta che gli scienziati hanno documentato l’impronta geologica dell’umanità su una scala così completa in una singola pubblicazione”, ha affermato Syvitski. “Qui, tracciamo l’impronta umana attraverso ogni epoca dell’Olocene, concentrandoci su due intervalli storici e informali: preindustriale (1670–1850 d.C.) e industriale (1850-1950 d.C.)”

Consumo di energia e inquinamento hanno segnato l’avvio dell’Antropocene

Il risultato evidenzia 16 principali impatti planetari legati all’uomo, che sono aumentati di importanza intorno o dal 1950. Tra il 1952 e il 1980, ad esempio, gli esseri umani hanno innescato oltre 500 esplosioni termonucleari che hanno lasciato per sempre una chiara firma dei radionuclidi nella superficie terrestre. Da metà del secolo scorso, abbiamo anche raddoppiato la quantità di azoto fissato sul pianeta attraverso agricoltura industriale, rilasciato abbastanza gas serra dalla combustione di fonti fossili per accelerare i cambiamenti climatici, creato un buco nello strato di ozono attraverso il rilascio su vasta scala di clorofluorocarburi (CFC). E se ciò non bastasse abbiamo anche dato origine a nuovi composti minerali sintetici. Un esempio? I plastiglomerati, agglomerati rocciosi di rifiuti di plastica fusi, mescolati a sedimenti, frammenti di lava vulcanica e detriti organici. 

“Noi esseri umani collettivamente siamo finiti in questo gigantesco problema, e noi  stessi dobbiamo lavorare assieme per invertire queste tendenze ambientali e venirne fuori”, ha aggiunto Syvitski. Lo studio  – scrivono gli scienziati – ha formulato un approccio quantitativo coerente che valuta i parametri chiave della superficie terrestre e i loro driver umani per convalidare la tesi secondo cui l’Antropocene è un intervallo planetario a livello epocale nella storia della Terra, paragonabile o superiore nell’impatto planetario dell’Olocene

E rivela come il dispendio energetico umano nell’Antropocene, circa 22 zetajoule (ZJ), superi quello dei precedenti 11.700 anni dell’Olocene (circa 14,6 ZJ), in gran parte a causa della combustione di combustibili fossili. L’effetto del riscaldamento globale durante l’Antropocene è addirittura  più grande di un ordine di grandezza. “Ci vuole molto per cambiare il sistema terrestre”, ha concluso Syvitski. “Anche se dovessimo entrare in un mondo più verde in cui non bruciamo combustibili fossili, il principale colpevole dei gas serra, avremmo comunque un record di un enorme cambiamento sul nostro pianeta”.

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