I capi di Tepco non sono responsabili del disastro di Fukushima

In appello, l’Alta Corte di Tokyo scagiona il presidente dell’epoca e due dei suoi vice. Non sono stati negligenti nonostante non abbiano preso contromisure minime contro maremoti e inondazioni

Disastro di Fukushima: assolti i 3 dirigenti di Tepco
crediti: IAEA Imagebank via Flickr | CC BY 2.0

L’11 marzo 2011 uno tsunami generato da un sisma portò al disastro di Fukushima e al meltdown di 3 reattori

(Rinnovabili.it) – Non avrebbero potuto prevedere lo tsunami che l’11 marzo 2011 devastò la centrale nucleare di Fukushima. È con questa motivazione che l’Alta Corte di Tokyo ha dichiarato non colpevoli Tsunehisa Katsumata, Ichiro Takekuro e Sakae Muto. Cioè l’ex presidente di Tepco, l’azienda che gestisce l’impianto, e due dei suoi vice dell’epoca. Il disastro di Fukushima resta quindi senza responsabili ai massimi livelli: uno smacco per gli attivisti che cercano da anni un riconoscimento legale delle responsabilità della compagnia.

“Impossibile prevenire” il disastro di Fukushima

Il processo ha toccato un punto decisivo: la credibilità di una valutazione del governo sul rischio tsunami e l’uso che Tepco ne ha fatto. Nel 2022, infatti, l’esecutivo giapponese aveva prodotto un rapporto di analisi di lungo termine sul rischio terremoto in cui prevedeva la possibilità che un sisma innescasse tsunami con onde alte fino a 15,7 metri, anche nell’area della centrale di Daichii. Questo rapporto era stato consegnato a Tepco nel 2008, ma nei 3 anni che passano fino al disastro di Fukushima non viene presa nessuna contromisura adeguata.

Il tribunale di Tokyo stamattina ha stabilito -confermando la sentenza di primo grado arrivata nel 2019- che i tre imputati non sono stati negligenti. Anche se non hanno adottato misure di prevenzione come un muro in mare per ridurre impatto e altezza dell’onda e un sistema per evitare l’allagamento nel sito nucleare, l’unico modo per evitare un incidente sarebbe stato uno shutdown temporaneo dell’impianto.

In un altro procedimento arrivato a sentenza lo scorso luglio, gli stessi 3 dirigenti imputati in questo processo più un quarto erano invece stati giudicati colpevoli per non aver fatto tutto il possibile per prevenire il disastro di Fukushima e condannati a pagare una maxi multa da 94 miliardi di euro, la più alta mai comminata nella storia del Giappone. La causa era stata intentata dagli azionisti di Tepco.

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