A 35 anni dal disastro di Chernobyl 5 mln di persone vivono in aree contaminate

L’associazione da più di 10 anni si dedica “a Rugiada, un progetto di accoglienza in Bielorussia, presso il Centro Nadijeda (Speranza), per donare un futuro alle bambine e ai bambini ostaggi dell’incubo del nucleare; dal 2007, anno di avvio del progetto, ne sono stati ospitati 1.765, che si aggiungono ai 25mila ospitati in Italia per soggiorni terapeutici tra gli anni ‘90 e 2000”. “La comunità internazionale si adoperi per garantire il futuro e la speranza alle popolazioni che ancora oggi vivono nelle zone contaminate”

disastro nucleare di Chernobyl
Foto di Wendelin Jacober da Pixabay

di Tommaso Tetro

“La comunità internazionale si adoperi per garantire il futuro e la speranza alle popolazioni che ancora oggi vivono nelle zone contaminate”. Legambiente ricorda in questo modo come siano “passati 35 anni” dal disastro nucleare di Chernobyl, ma come “nelle zone colpite dall’esplosione dell’86 il tempo sembra essersi fermato. Ancora oggi, 5 milioni di persone vivono in aree contaminate“.

Da più di 10 anni, Legambiente si dedica “a Rugiada, un progetto di accoglienza in Bielorussia, presso il Centro Nadijeda (Speranza), per donare un futuro alle bambine e ai bambini ostaggi dell’incubo del nucleare; dal 2007, anno di avvio del progetto, ne sono stati ospitati 1.765, che si aggiungono ai 25mila ospitati in Italia per soggiorni terapeutici tra gli anni ‘90 e 2000″.

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“Grazie al Centro Nadijeda – viene fatto presente dall’associazione – i bambini possono contare su una dieta ‘pulita’ e abbattere i livelli di radiazioni che, a distanza di più di tre decenni dall’incidente della Centrale nucleare di Chernobyl, continuano a mietere vittime. La struttura si trova a 80 km a nord dalla capitale Minsk, in un’area non contaminata e all’avanguardia sotto il profilo delle fonti energetiche rinnovabili, risultando autosufficiente sia per il riscaldamento che per la produzione di acqua calda, grazie a pannelli solari e caldaie a biomassa. Non solo: anche l’energia elettrica viene prodotta in un campo fotovoltaico installato nel villaggio di Vilijeka, a pochi chilometri di distanza dal Centro”.

“Il nostro è un progetto che va oltre il mese di accoglienza e che mira alla creazione di rapporti continuativi non solo con la struttura ma anche con le autorità locali, le scuole e le strutture sanitarie. Ciò a maggior ragione in piena emergenza Covid-19, che purtroppo non sta risparmiando nemmeno la popolazione bielorussa, in un periodo molto difficile anche sotto il profilo sociale e politico”.

“A nome di tutta l’associazione – osserva il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani – faccio appello affinché l’opinione pubblica occidentale e la comunità internazionale si mobilitino per rispondere alle necessità di cura e risanamento di chi, ancora oggi, vive in aree e territori contaminati. Sostenere progetti di risanamento terapeutico per i più piccoli, anche per più periodi durante l’arco dell’anno è di grande importanza. Più si contengono i livelli di Cesio137 nell’organismo nell’arco dell’infanzia e dell’adolescenza, minori sono i rischi di sviluppare patologie come leucemie e/o tumori legati all’assunzione di isotopi radioattivi. Una riduzione, seppur modesta, di tali sostanze offre una maggiore capacità di reagire a patologie o disagi legati a una costante esposizione. Sostenere progetti come Rugiada significa continuare a donare la speranza del domani”.

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Da un monitoraggio effettuato da Legambiente sui bambini bielorussi coinvolti nel percorso di risanamento terapeutico, spiega l’associazione, è risultata “la presenza di radionuclidi nell’organismo fino a 100 Bq /kg che attraverso una dieta di un mese senza cibo contaminato è scesa del 40%”.

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