Sulle emissioni navali, l’UE è ancora tra i maggiori inquinatori mondiali

L’Europa produce ancora il 18% delle emissioni marittime globali. Dal 1990 a oggi sono scese del 26%, ma si può fare di più. Anche sul profilo dell’inquinamento acustico e delle specie aliene

emissioni navali
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I dati sulle emissioni navali UE nel report dell’European Maritime Safety Agency

(Rinnovabili.it) – Abbattere le emissioni navali è fondamentale se l’Europa vuole raggiungere la neutralità climatica entro metà secolo. Un problema, quello dell’inquinamento del trasporto via mare, che finora non è stato affrontato in modo abbastanza inciso punto lo sostiene un rapporto dell’European Maritime Safety Agency (EMSA) pubblicato ieri.

Il documento riconosce che l’Unione Europea ha fatto dei passi in avanti. Rispetto ai livelli del 1990, le emissioni navali sono scese di circa il 26%. Ma restano ancora 16 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno. In pratica, l’UE produce ancora il 18% delle emissioni marittime globali.

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Il rapporto dell’EMSA prende come riferimento i valori del 2019, prima che blocchi legati alla pandemia cambiassero le carte in tavola. In quell’anno, le emissioni navali hanno rappresentato il 13,5% di tutte le emissioni legate al comparto trasporti sul continente. Una percentuale quasi pari a quella generata dal trasporto aereo, che si attesta al 14,4% e riceve normalmente molta più attenzione in termini di policy.

Un occhio di riguardo va ai dati sul biossido di zolfo o anidride solforosa, un gas climalterante che è particolarmente legato all’inquinamento del trasporto marittimo. L’SO2 nel 2019 ammontava a 1,63 milioni di tonnellate, cioè ben il 16% delle emissioni globali prodotte dal trasporto marittimo.

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Il rapporto dell’EMSA allarga anche lo sguardo ad altre tipologie di inquinamento. Come quello acustico. Si stima che il trasporto marittimo abbia contribuito a raddoppiare i livelli di inquinamento acustico sottomarino nelle acque dell’UE tra il 2014 e il 2019. Non solo. Il traffico marittimo negli scali europei, continua il documento, è stato responsabile dell’introduzione della metà delle specie non indigene nei mari europei dal 1949.

“Lo sviluppo sostenibile attraverso l’innovazione rappresenta per il trasporto marittimo un’opportunità di operare una trasformazione della stessa portata di quella originata dalla sostituzione delle vele con il vapore”, commenta Maja Markovčić Kostelac, direttrice esecutiva dell’EMSA. “Questa nuova rivoluzione marittima dipenderà dallo sviluppo di navi basato su tecnologie avanzate e soluzioni digitali, ma anche da un processo eterogeneo e pienamente inclusivo a livello nazionale, europeo e internazionale che comprenda la protezione, la sicurezza, gli aspetti sociali e quelli ambientali”.

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