Più di 8 americani su 10 hanno tracce di glifosato nelle urine

Uno studio del CDC americano rileva i livelli di esposizione della popolazione americana alla molecola commercializzata da Monsanto come Roundup e ritenuta “probabilmente cancerogena” per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro fin dal 2015

Dicamba: l’Epa valuta i rischi dell’erbicida erede del glifosato
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Nel caso dei bambini, il glifosato è presente nell’87%

(Rinnovabili.it) – Più di 8 americani su 10 hanno tracce di glifosato nelle urine, l’87% nel caso dei bambini. La molecola dell’erbicida più diffuso al mondo, il Roundup commercializzato da Monsanto, è presente in 1885 campioni sui 2316 totali analizzati dal CDC (Center for Disease Control and Prevention) americano, selezionati in modo da essere rappresentativi della popolazione.

La presenza di glifosato nel corpo umano non è una novità. Ma il dato sulla popolazione USA arriva in un momento in cui un tribunale americano ha chiesto all’Epa – l’Agenzia per la protezione ambientale – di produrre nuovi argomenti a sostegno della non pericolosità del glifosato per l’uomo.

Finora l’Epa ha rifiutato di riconoscere il glifosato come un potenziale cancerogeno, seguendo il responso dato nel 2015 dallo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Ma nell’aprile 2019, l’Agenzia statunitense per le sostanze tossiche e il registro delle malattie ha pubblicato un’analisi che ha dato peso agli studi che collegano il glifosato al linfoma non-Hodgkin e ha raccomandato di monitorare l’esposizione dei bambini a questo diserbante tossico.

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Il dato del CDC è comunque più basso di quello riscontrato in analisi analoghe condotte in Europa negli ultimi anni. Uno studio della Fondazione Heinrich Boll nel 2015, ad esempio, aveva trovato tracce della molecola nel 99,7% dei tedeschi, con livelli molto alti, da 5 a 42 volte superiori a quelli prevedibili.

Anche in Europa, come in America, le autorità competenti hanno regolarmente scelto di rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato. In questi mesi è in corso il nuovo processo di revisione, che dovrebbe concludersi nel 2023. L’Echa (l’Agenzia per le sostanze chimiche) ha già dato nuovamente l’ok alla molecola, si attende il parere finale dell’Efsa, l’ente per la tutela della sicurezza alimentare. Un iter circondato da controversie e polemiche, dato che il giudizio finora si basa sostanzialmente su studi prodotti dall’industria dell’agribusiness, la cui solidità è messa in dubbio da più parti.

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