Il quartiere con la migliore qualità dell’aria? Te lo dicono l’erba e il C-14

Uno studio dell’University of California Riverside usa la quantità di radiocarbonio nelle erbe bordo strada per determinare la quantità di particelle derivate dai combustibili fossili che insistono in un’area urbana

Qualità dell’aria: il radiocarbonio mappa l’inquinamento urbano
Photo by Joey Kyber on Unsplash

Il radiocarbonio legato alle fossili è un indicatore della qualità dell’aria

(Rinnovabili.it) – Se dovete traslocare in una nuova città ma non sapete quali sono i quartieri meno inquinati, la risposta è nelle erbacce a bordo strada. Il verde spontaneo che cresce ai margini della carreggiata ha un volume di carbonio-14, un isotopo radioattivo del carbonio, direttamente proporzionale alla qualità dell’aria a cui è esposto. È infatti un indicatore della presenza di particelle derivate dai combustibili fossili.

“Le piante assorbono la CO2 durante la fotosintesi e la incorporano nei loro tessuti, registrando un’istantanea dell’apporto locale di combustibili fossili”, spiega Cindy Yañez, prima firma dello studio condotto da un team di ricerca della University of California Riverside e pubblicato sulla rivista AGU Advances. Studio che esamina le variazioni nel tenore di C-14 in diverse aree della California meridionale durante e dopo il primo lockdown del 2020.

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Rispetto al 2019, cioè al periodo pre-pandemico, nel 2020 il volume di CO2 incorporata nelle erbe a bordo strada è crollato del 60%. Ma la variazione nel 2021 non è stata omogenea. In alcune zone l’anidride carbonica è tornata ai livelli del 2019, in altri è rimasta ben più bassa del picco di due anni prima. Zone, quest’ultime, generalmente più ricche delle prime.

La misurazione del C-14 nell’erba stradale diventa così un modo per collegare qualità dell’aria e benessere socio-economico a scala di città o quartiere. Orange County è rimasta sui valori del 2020, mentre San Francisco, in media, ha una curva di qualità dell’aria migliore di quella di Los Angeles. “Crediamo che molte delle differenze riscontrate possano essere attribuite al numero di persone che possono continuare a lavorare da remoto”, spiegano gli autori. “Altri fattori probabili sono il numero di veicoli elettrici o a basse emissioni presenti in un’area e la distanza dai magazzini industriali, con un traffico intenso di mezzi pesanti”.

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