I fumi del diesel “confondono” gli impollinatori

Uno studio dell’università di Reading calcola per la prima volta l’impatto dell’inquinamento sugli insetti impollinatori in natura. Il calo di impollinazione arriva al 30%, soprattutto per api, falene, sirfidi e farfalle

impollinatori
Foto di Ernesto Rodriguez da Pixabay

Gli impollinatori sono essenziali per l’agricoltura

(Rinnovabili.it) – Il diesel confonde api e farfalle. E fa calare anche del 30% l’azione degli insetti impollinatori. Non succede solo in condizioni di inquinamento particolare: basta una concentrazione di sostanze nocive sotto la media, e sotto i limiti stessi previsti dalla legge, per far crollare la “produttività” degli insetti che garantiscono la trasmissione di polline tra le piante.

Lo rivela uno studio innovativo condotto dall’università di Reading che, per la prima volta, ha collegato inquinamento e calo dell’attività degli impollinatori in ambiente naturale. E ha una teoria per spiegare perché accade. Api, bombi e farfalle sarebbero disorientati dalle particelle inquinanti perché queste modificherebbero gli odori delle piante.

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“Sapevamo dai nostri precedenti studi di laboratorio che i gas di scarico del diesel possono avere effetti negativi sugli insetti impollinatori, ma gli impatti che abbiamo trovato sul campo sono stati molto più drammatici di quanto ci aspettassimo”, rivela Robbie Girling, professore associato in Agroecologia e guida del progetto.

Progetto che si è basato su un macchinario in grado di immettere nell’ambiente delle quantità prescelte di inquinanti, tra cui NOx e ozono. L’esperimento ha osservato per due estati il comportamento degli impollinatori in ambiente esterno rispetto alla pianta della senape nera. Anche se le concentrazioni di inquinanti sono state tenute del 40-50% al di sotto dei limiti consentiti per legge, gli insetti visitavano il 62-70% in meno le piante che si trovavano nelle aree inquinate. Questo vale per ben 7 gruppi di impollinatori, in particolare api, falene, sirfidi e farfalle. Per questi ultimi 4 gruppi, il calo arriva al 83-90%. In media, i livelli di impollinazione calavano del 14-31%.

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“I risultati sono preoccupanti perché questi inquinanti si trovano comunemente nell’aria che molti di noi respirano ogni giorno”, spiega James Ryalls, coautore dello studio. “Sappiamo che questi inquinanti sono dannosi per la nostra salute, e le riduzioni significative che abbiamo visto nel numero e nell’attività degli impollinatori mostrano che ci sono anche chiare implicazioni per gli ecosistemi naturali da cui dipendiamo”.

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