Gli aiuti contro l’inquinamento atmosferico soffocano Africa e America Latina

La qualità dell’aria riceve solo l’1% degli aiuti globali allo sviluppo. Ma uccide più di Aids, malaria e tubercolosi messe insieme. E i finanziamenti per i progetti fossili sono il 20% in più di quelli per contrastare l’impatto sulla salute di questi stessi progetti

Inquinamento atmosferico: The State Of Global Air Quality Funding 2021
Foto di jplenio da Pixabay

Il dossier del Clean Air Fund sui fondi globali contro l’inquinamento atmosferico

(Rinnovabili.it) – L’inquinamento atmosferico resta fuori dai radar della politica. Almeno da quelli della politica estera. I paesi con economie avanzate incanalano aiuti allo sviluppo e investimenti nei progetti più disparati mentre alla qualità dell’aria restano soltanto gli avanzi. Solo l’1% dei fondi globali per la cooperazione è riservato a rendere più pulita l’aria che respiriamo. E i governi sono molto più propensi a finanziare progetti sulle fossili che iniziative contro l’inquinamento prodotto dai primi: questi ricevono il 20% di fondi in più.

I conti li ha fatti il Clean Air Fund nel rapporto The State Of Global Air Quality Funding 2021, una fotografia globale di progetti contro l’inquinamento atmosferico da parte di donatori governativi e organizzazioni filantropiche. C’è una sproporzione di fondo che emerge chiaramente dal dossier. Non solo rispetto alle fossili: anche altri aiuti sanitari hanno decisamente più priorità, anche se la scarsa qualità dell’aria uccide ogni anno 4 milioni di persone, cioè come l’Aids, la malaria e la tubercolosi messe insieme. Se confrontati in termini di anni di vita persi, i progetti contro l’Aids hanno ricevuto 34 volte più finanziamenti, mentre i programmi contro la malnutrizione hanno ricevuto sette volte di più.

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E i fondi non arrivano dove ce n‘è più bisogno. Anche qui una sproporzione, stavolta a essere penalizzati sono i paesi africani e quelli dell’America Latina. Insieme ricevono solo il 15% del totale, mentre il grosso del denaro finisce in Asia. Per avere un’idea del distacco: tra il 2015 e il 2020 la Nigeria (70mila morti premature l’anno a causa dell’inquinamento atmosferico) ha raggranellato 250mila dollari, mentre la Mongolia (2.200 morti) ha ricevuto 437 milioni di dollari.

Man mano che i paesi di queste regioni si sviluppano, la rapida urbanizzazione e industrializzazione si traducono in livelli di inquinamento atmosferico in aumento. Quindi “c’è un’opportunità per un intervento precoce che non solo riduce l’inquinamento atmosferico, ma supporta una transizione verso uno sviluppo a basse emissioni di carbonio”, suggerisce il dossier.

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