Messa al bando Ue delle microplastiche, attenzione alle scappatoie

Gruppi ambientalisti sul piede di guerra: la proposta dell’ECHA per bandire l’uso delle microplastiche dalle produzione europea conterrebbe deroghe per alcuni settori, ignorando completamente le bioplastiche

microplastiche
via depositphotos.com

(Rinnovabili.it) – Con la pubblicazione dell’European Strategy for Plastics, la Commissione UE si è impegnata a mettere al bando le microplastiche da una lunga lista di prodotti in campo agricolo, medico, cosmetico, dell’igiene e della pittura. E ha affidato all’Agenzia europea per le sostanze chimiche – ECHA il compito di rivedere la base scientifica della nuova azione normativa.

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Lo scorso martedì, l’agenzia ha presentato all’esecutivo il suo parere finale, sulla base di cui Bruxelles dovrebbe preparare i nuovi divieti all’impiego di microplastiche nei prodotti immessi sul mercato comunitario. Il risultato però non soddisfa affatto le associazioni ambientaliste che oggi ricordano i punti dolenti della proposta. Secondo Rethink Plastic, un’alleanza delle principali ONG europee con i cittadini del Blocco, l’elenco di restrizioni (testo in inglese) proposto ha risentito delle pressioni dell’industria, lasciando qua e là significative scappatoie. Al punto che in alcuni settori merceologici – come quello delle fragranze e dell’agricoltura – i divieti non scatterebbero prima di 5-8 anni. Al contempo dal testo manca qualsiasi riferimento all’impiego dei polimeri definiti biodegradabili.

“L’inquinamento da microplastiche è ovunque: nella nostra acqua potabile, nei nostri campi, nell’aria delle città e persino nel nostro corpo”, sottolinea Elise Vitali, responsabile delle politiche chimiche dell’European Environmental Bureau. “L’UE […] deve evitare di farsi sviare dalle scappatoie sponsorizzate dall’industria. Vogliamo una restrizione rapida e ampia, senza via libera alla plastica la cui biodegradabilità non sia stata provata”.

“L’UE ha promesso di chiudere i rubinetti sull’inquinamento da microplastiche. Prendi i campi sportivi: sono una gigantesca fonte di inquinamento da microplastiche e ora spetta alla Commissione assicurarsi l’applicazione di un divieto totale“, aggiunge Hélène Duguy, avvocato specializzato in prodotti chimici presso ClientEarth. I gruppi chiedono oggi alla Commissione europea di adottare un’ampia restrizione che copra tutte le tutti i settori e gli usi.

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La proposta è ora nelle mani del dipartimento dell’industria dell’esecutivo UE, che non ha sempre mostrato la giusta ambizione nella politica chimica, spiega Rethink Plastica. Bruxelles ha tempo fino alla fine di maggio 2021 per redigere il testo con i nuovi vincoli, che passerà poi al voto degli esperti degli Stati membri. “Il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri hanno quindi tre mesi per opporsi, ma – sottolineano le ONG – raramente lo fanno”. 

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