Microplastiche nei laghi: la gran parte deriva da rifiuti disgregati

Presentati i risultati del progetto Blue Lakes, dedicato al monitoraggio delle microplastiche nei laghi: trovati frammenti, fibre, palline di polistirolo e pellet. Gran parte delle particelle deriva alla disgregazione dei rifiuti.

Microplastiche nei laghi
Credits: https://lifebluelakes.eu/

Sono stati presentati a Piediluco (TR) i risultati del progetto Blue Lakes sul monitoraggio delle microplastiche nei laghi. In particolare questa edizione del progetto ha effettuato le analisi su 1000 particelle di plastica inferiori a 5mm intercettate nei laghi di Bracciano e Trasimeno, aree pilota individuate. I due laghi sono stati analizzati in 4 campagne stagionali: estate 2020, autunno 2020, inverno 2021 e primavera 2021 per riscontrare la variabilità e la distribuzione delle microplastiche in diverse fasi e con diverse condizioni ambientali. 

“L’applicazione di questo protocollo ha richiesto un continuo adattamento alle diverse condizioni ambientali delle acque interne sottoposte ad una maggiore incidenza di micro e nano-plastiche dovuta alle numerose attività antropiche e alla vicinanza di aree urbanizzate eterogenee – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti -. La sua definizione è molto importante perché ad oggi, se questo inquinamento è monitorato e codificato nelle acque marine, non lo è nei fiumi e nei laghi, dove non solo le microplastiche sono presenti ma spesso si fa un uso importante delle acque ai fini irrigui o idropotabili. Per questo ci auguriamo che il progetto Blue Lakes possa contribuire a dare uno strumento utile di monitoraggio e a rivedere la normativa sui controlli, inserendo anche questo parametro. Coerentemente con il raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite 14, obiettivo 14.1 che prevede, entro il 2025, di prevenire e ridurre significativamente l’inquinamento marino di ogni tipo, in particolare dalle attività a terra tra cui i detriti marini e l’inquinamento da nutrienti”. 

Gli esiti del progetto sono stati presentati durante un incontro dedicato ai giornalisti in cui è stato loro presentato il Protocollo di ricerca per le acque interne elaborato da Blue Lakes.

A seguire c’è stata poi una tavola rotonda in cui si sono confrontati Giorgio Zampetti Direttore Generale Legambiente; Maria Sighicelli, ricercatrice dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA); Erasmo D’Angelis, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale; Paolo Stranieri, responsabile Economia circolare e Progetti dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA Umbria); Leonardo Gatta, dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale; Anna Laura Eusebi e Stefania Gorbi professoresse dell’Università Politecnica delle Marche. 

I risultati di Blue Lakes sulle microplastiche nei laghi italiani

Una percentuale tra il 90 e il 70% (a seconda delle stagioni) dei campioni analizzati si è rivelata derivare dalla disgregazione di rifiuti: protagonisti assoluti, soprattutto a primavera, i film, in genere derivati della decomposizione degli imballaggi. Meno presenti le fibre, che in genere derivano dal lavaggio degli indumenti. Costante invece la presenza di filamenti, che aumentano del 9% nel periodo invernale. 

In particolare nel lago Trasimeno è stata riscontrata una distribuzione più uniforme, che comprende anche pellet, praticamente in ognuno dei campionamenti stagionali. 

Ai frammenti di microplastiche trovate nei due laghi è stata effettuata una caratterizzazione sia fisica sia chimica. La caratterizzazione fisica si è basata su dimensione, forma e colore delle particelle per ipotizzare la fonte di provenienza, mentre quella chimica ha identificato i polimeri che le compongono, mostrando come predominanti il polietilene (PE) e il polipropilene (PP), presenti in percentuali tra il 50 e il 15% nel lago di Bracciano e dal 70 al 20% nel Trasimeno. 

Il polietilene costituisce il 40% delle plastiche al mondo, mentre il polipropilene è un materiale utilizzato in genere per la conservazione degli alimenti, dai contenitori rigidi ai bicchierini da caffè o i vasetti di yogurt. 

La composizione delle microplastiche nel lago di Bracciano è eterogenea con un solo elemento dominante, il polietilene tereftalato (PET), presente in una percentuale del 28%. Per quanto invece riguarda il Trasimeno abbiamo una importante presenza di polistirene (10% circa). 

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“Ad oggi la maggior parte della ricerca sui detriti di plastica è focalizzata sui mari e gli oceani e persino le tecniche e i protocolli di campionamento disponibili sono stati sviluppati per i sistemi marini”, sottolinea Maria Sighicelli, ricercatrice del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali ENEA. “Questi dati sulla quantità e tipologia di microplastiche nei corpi idrici lacustri consentono di colmare il gap di conoscenze rispetto ai numerosi studi condotti nei mari e negli oceani in tutto il mondo, di studiare questo fenomeno complesso e ampiamente diffuso e la standardizzazione dei metodi di monitoraggio è fondamentale per confrontare dati, valutare la distribuzione e l’apporto di particelle nella dinamica terra-mare. Inoltre”, continua Sighicelli, “il progetto ci consente di condividere metodi e protocolli con i tecnici regionali degli enti preposti come le ARPA, attraverso varie iniziative come corsi di formazione e seminari con le autorità competenti – il prossimo di tre giorni è in programma alla fine di settembre – con l’obiettivo di ampliare il monitoraggio ad altri laghi italiani ed europei”, conclude. 

Un protocollo per il monitoraggio delle microplastiche nei laghi

Insieme ai risultati del progetto è stato illustrato il protocollo messo a punto da ENEA, Arpa Umbria e Legambiente, che prevede di prelevare acqua su 5 transetti in acqua e altri 4 campioni sulle spiagge, sempre in 4 campagne stagionali. Elementi del protocollo saranno i retini manta e bongo, il tempo del loro utilizzo e la velocità che dovrà tenere la barca che effettuerà i prelievi. Saranno analizzate acque superficiali, colonne d’acqua e sedimenti sulle spiagge e per ognuna di queste matrici è stato elaborato un protocollo specifico per le analisi di laboratorio. 

A partire da marzo 2022 inoltre è stato incluso tra i laghi oggetto del monitoraggio anche quello di Piediluco, che, grazie alla sua differente conformazione e condizione idrodinamica, potrà fornire ulteriori elementi per perfezionare il protocollo sulle microplastiche. 

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