Pesticidi: l’esposizione rende gli uccelli più deboli

Meno vigili di fronte ai predatori, apatici e più deboli: uno studio francese ha dimostrato che gli uccelli che esposti all’azione dei pesticidi subiscono conseguenze negative sulla salute comportamentale.

pesticidi
Foto di gabicuz da Pixabay

(Rinnovabili.it) – Uccelli meno pronti, più soggetti ai predatori, in generale apatici e amorfi: questo l’effetto che uno studio francese ha registrato sui volatili esposti all’azione dei pesticidi.

Il lavoro, pubblicato sulla rivista Agriculture, Ecosystems & Environment, è stato condotto dai ricercatori del  Centro di studi biologici di Chizé dell’Università di La Rochelle e dall’università Bourgogne-Franche-Comté. La ricerca analizza la salute comportamentale di sei diverse specie di passeri, catturati sia in campi di agricoltura biologica sia in campi di agricoltura convenzionale, allo  scopo di fornire un campione rappresentativo di volatili esposti e non esposti, per verificarne le differenze comportamentali. I campi in questione sono stati selezionati tra le 435 aziende agricole della Zone atelier plaine e val de Sèvre, a sud di Niort (Deux-Sèvres). 

I ricercatori hanno osservato gli individui catturati per monitorarne la vivacità, la capacità di fuggire da un predatore o di lottare per liberarsi se catturati e hanno verificato che «gli uccelli catturati in agricoltura convenzionale lottavano molto meno all’avvicinarsi del predatore, erano molto meno aggressivi e vocalizzavano meno di fronte allo sperimentatore».

Il team di studiosi ha però sottolineato che queste reazioni non sarebbero riconducibili a un calo di energia né a mancanza di risorse: gli individui analizzati risultavano infatti della stessa corporatura a prescindere dal gruppo di appartenenza. Gli scienziati attribuiscono invece questa «netta degradazione dello stato di salute comportamentale» degli uccelli a perturbazioni fisiologiche, in particolare del sistema nervoso e di quello immunitario, generate dall’esposizione ai pesticidi. 

A destare preoccupazione nei ricercatori è aver riscontrato tale deficit proprio nelle specie migratrici, che hanno una vita mediamente breve, tra uno e due anni, e che sono esposte per periodi ancora più brevi. L’esposizione ai pesticidi degli uccelli dura infatti la stagione riproduttiva, cioè appena tre mesi: «Gli effetti negativi [sugli uccelli dell’uso dei pesticidi] sono largamente sottovalutati. Infine, i ricercatori rilevano che gli studi che si occupano solo di esposizione acuta a dosi più elevate misurando la mortalità e spesso attraverso esperimenti in laboratorio, non rispecchiano la realtà del terreno. Pochi studi si preoccupano anche del comportamento. Quest’ultimo è spesso la prima componente visibile di un’intossicazione».

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