I pesticidi che mangiamo, Legambiente: quasi metà dei prodotti contiene residui

Il nuovo rapporto ‘Stop Pesticidi’ racconta che è “regolare e privo di residui di pesticidi solo il 52% dei campioni analizzati; un risultato non positivo e che lascia spazio a molti timori sulla presenza di prodotti fitosanitari negli alimenti e nell’ambiente”. Dall’analisi dei dati negativi si evince che “i campioni fuorilegge non superano l’1,2% del totale ma che il 46,8% di campioni regolari presentano uno o più residui di pesticidi”. Il picco nella frutta viene raggiunto dall’89,2% per l’uva da tavola

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Foto di rostichep da Pixabay

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – I ‘pesticidi’ che mangiamo. Una deduzione che si può fare tenendo presente quanto emerge dal rapporto ‘Stop Pesticidi’, messo a punto da Legambiente e realizzato in collaborazione con Alce Nero, secondo cui “quasi la metà dei campioni” dei prodotti “analizzati contiene residui di pesticidi”, e “nella frutta” si arriva a “oltre il 70%”. Secondo il rapporto 2020 di Legambiente infatti è “regolare e privo di residui di pesticidi solo il 52% dei campioni analizzati; un risultato non positivo e che lascia spazio a molti timori sulla presenza di prodotti fitosanitari negli alimenti e nell’ambiente”. 

Occorre liberare l’agricoltura dalla dipendenza dalla chimica – osserva il presidente di Legambiente Stefano Ciafani per favorire un nuovo modello che sposi pienamente la sostenibilità ecologica come asse portante dell’economia made in Italy. Riteniamo anche necessaria una svolta radicale delle politiche agricole dell’Unione, con una revisione della Politica agricola comune che superi la logica dei finanziamenti a pioggia e per ettaro per trasformarsi in sostegno all’agroecologia e a chi pratica agricoltura sostenibile e biologica”, con “l’obiettivo di giungere in Italia al 40% di superficie coltivata a biologico entro il 2030”.

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Dall’analisi dei dati negativi, si evince che “i campioni fuorilegge non superano l’1,2% del totale ma che il 46,8% di campioni regolari presentano uno o più residui di pesticidi”. Il picco nella frutta viene raggiunto dall’89,2% per l’uva da tavola; segue l’85,9% per le pere e l’83,5% per le pesche; mentre “tra i campioni esteri, una bacca di goji” per esempio contiene “ben 10 residui” ed è proveniente “dalla Cina”.

Il documento mette in evidenza che “i pesticidi più diffusi negli alimenti in Italia sono Boscalid, Dimethomorph, Fludioxonil, Acetamiprid, Pyraclostrobin, Tebuconazole, Azoxystrobin, Metalaxyl, Methoxyfenozide, Chlorpyrifos, Imidacloprid, Pirimiphos-methyl e Metrafenone”. Si tratta “per la maggior parte” di “fungicidi e insetticidi utilizzati in agricoltura che arrivano sulle nostre tavole e che, giorno dopo giorno, mettono a repentaglio la nostra salute”.

Infatti a proposito del biologico “su 359 campioni analizzati 353 risultano regolari e senza residui, ad eccezione di un solo campione di olive. L’ottimo risultato è ottenuto, tra le altre cose, grazie all’applicazione di ampie rotazioni colturali e pratiche agronomiche preventive”. Al contrario è la frutta, coltivata in modo intensivo, “la categoria” più preoccupante: “ad essere privo di residui di pesticidi è solo il 28,5% dei campioni analizzati, mentre l’1,3% è irregolare e oltre il 70%, nonostante sia considerato regolare, presenta uno o più residui chimici. L’89,2% dell’uva da tavola, l’85,9% delle pere, e l’83,5% delle pesche sono campioni regolari con almeno un residuo. Le mele spiccano con il 75,9% di campioni regolari con residui e registrano l’1,8% di campioni irregolari”.

Per la verdura “se da una parte si registra un incoraggiante 64,1% di campioni senza alcun residuo, dall’altro fanno preoccupare le significative irregolarità in alcuni prodotti come i peperoni in cui si registra l’8,1% di irregolarità, il 6,3% negli ortaggi da fusto e oltre il 4% nei legumi (la media degli irregolari per gli ortaggi è dell’1,6%)”. E “non mancano casi in cui è stato rintracciato l’utilizzo di sostanze non consentite per la coltura (17,6%). Le sostanze attive che più hanno determinato l’irregolarità sono l’organofosforico Chlorpyrifos (11%) e il neonicotinoide Acetamiprid (8%)”.

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Tra i campioni esteri, “la Cina presenta il tasso di irregolarità maggiore (38%), seguita da Turchia (23%) e Argentina (15%)”; per esempio con “un campione di bacca di goji (10 residui) e di uno di tè verde (7 residui)”, entrambi cinesi, ma anche “un campione di foglie di curry proveniente dalla Malesia”. Infine Legambiente chiede che l’Italia allinei le sue politiche al Green deal e a quanto previsto dalle strategie europee Farm to fork e biodiversità che puntano a ridurre “entro il 2030 del 50% l’impiego di pesticidi, del 20% di fertilizzanti, del 50% di antibiotici per gli allevamenti, destinando una percentuale minima del 10% di superficie agricola ad habitat naturali. E’ poi strategico approvare la legge sull’agricoltura biologica come strumento per sostenere il settore”.

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