Quale percentuale del Pianeta può dirsi ancora “salvo” dall’influenza umana?

Circa la metà delle terre emerse libera dal ghiaccio presentano ancora minime attività antropiche. Ma è necessario attivare rapidamente misure di protezione

influenza umana
Foto di Надежда Ряховская da Pixabay

Un nuovo studio confronta quattro recenti mappe globali dell’influenza umana sulla Terra

(Rinnovabili.it) – Circa la metà della territorio privo ghiaccio della Terra risulta ad oggi senza una “significativa influenza umana. Il “verdetto” è frutto dello studio recentemente pubblicato su Global Change Biology e condotto da un team di ricercatori statunitensi, canadesi e australiani. Coordinati da Jason Riggio della National Geographic Society, gli scienziati hanno confrontato 4 recenti mappe riguardanti la conversione di terre naturali ad usi antropici, constatando che gran parte del pianeta può ancora essere protetto impronta umana.

La ricerca ha evidenziato come la “metà più colpita delle terre emerse comprende città, campi coltivati e luoghi con allevamenti intensivi ed estrazioni minerarie”.
Al contrario, tra le più vaste aree a basso impatto umano si annoverano le distese di foreste boreali e tundra di tutta l’Asia settentrionale e del Nord America,  deserti come il il Sahara e l’Outback australiano e, in generale, tutte quelle aree che, prevalentemente per motivi climatici, non si adattano all’agricoltura.

Sebbene gli utilizzi antropici del territorio minaccino sempre di più gli habitat naturali rimanenti, specialmente nelle aree più calde e ospitali, quasi metà della Terra – ha sottolineato Erle Ellis, coautore dello studio e geografo dell’Università del Maryland – rimane ancora in aree senza un uso intensivo su larga scala”. 

“Leggi anche: C’è ancora qualcosa di incontaminato sulla Terra: l’aria dell’Oceano Antartico”

“Larga scala” e “sostenibilità” sono in questo caso concetti chiave. Gli studiosi sottolineano infatti che parlando di “aree a bassa influenza umana” non si esclude la presenza antropica né quella del bestiame e, in generale, di attività atte allo sfruttamento delle risorse naturali, come ad esempio l’agricoltura. L’influenza dannosa sarebbe invece esclusivamente legate alle attività “su larga scala”, com’è per esempio nel caso degli allevamenti intensivi e nelle sterminate monocolture. 

Forse non tutto è perduto: senza nulla togliere ai gravissimi rischi a cui l’intera umanità sta andando in contro, i ricercatori hanno evidenziato la possibilità, ancora reale, di cambiare le sorti del nostro Pianeta.L’incoraggiante takeaway di questo studio – ha spiegato Riggio – è che se agiamo in modo rapido e deciso, c’è un piccolo spiraglio nella finestra temporale che abbiamo a disposizione per poter ancora conservare circa la metà dei territori della Terra in uno stato relativamente intatto”.

Ovviamente, bisogna fare in fretta e agire con decisione per mettere in atto misure in grado di dare una “risposta equilibrata alla conservazione”: “se speriamo di raggiungere ambiziosi obiettivi di conservazione – ha concluso Riggio – sarà necessario Il raggiungimento di questo equilibrio. Ma il nostro studio dimostra in modo ottimistico che questi obiettivi sono ancora a portata di mano”. 

Leggi anche: “AgriAdapt: il webtool per un’agricoltura sostenibile”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui